Il fardello del debito corporate pesa sulla ripresa mondiale

Il fardello del debito corporate pesa sulla ripresa mondiale

1 marzo 2018

luca.agolini@prometeia.com, roberta.scannavini@prometeia.com

Dopo anni di liquidità “facile”, il debito delle società non finanziarie di tutto il mondo si è andato ampliando trainato dall'esplosione delle passività delle imprese cinesi. La prossima normalizzazione dei tassi di interesse potrebbe comportare problemi di sostenibilità del debito, in particolare per le imprese caratterizzate da una leva finanziaria elevata

 

Il 2018 sarà l’anno del tapering della Bce e in cui le principali banche centrali procederanno nella direzione di un ritiro graduale degli stimoli monetari. In questo quadro di normalizzazione delle politiche monetarie, le dimensioni raggiunte dal debito a livello mondiale rischiano di diventare una minaccia per il consolidarsi della ripresa internazionale. In particolare, suscita allarme la dinamica del debito delle società non finanziarie, aumentato globalmente (secondo statistiche della Banca dei regolamenti internazionali) di oltre 19mila miliardi di dollari tra il primo trimestre 2008 e il secondo del 2017, passando dall’85.1% al 95.6% del Pil mondiale. Nello stesso periodo l’incidenza del debito delle famiglie su Pil si è andata invece ridimensionando, dal 66.8% al 61.3%, a conferma del processo di aggiustamento della leva finanziaria che ha coinvolto questo settore. 

 

Il peso del debito della Cina

Il trend ascendente del debito corporate è stato guidato dai mercati emergenti; se nel 2008 il debito di tale aggregato sfiorava il 60% del Pil, a metà 2017 ha raggiunto il 104%. Nelle economie avanzate, al contrario, questa percentuale è rimasta sostanzialmente stabile intorno al 90%.

Alla crescita del debito degli emergenti ha contribuito in larga parte una vera e propria esplosione delle passività delle imprese in Cina (dal 97.4% al 163.4% del Pil), a ritmi tali da comportare rischi per la stabilità del sistema finanziario cinese, se non di quello internazionale. Il rischio sistemico collegato al debito cinese appare evidente se si considera che è arrivato a rappresentare oltre il 28% del debito corporate globale. Inoltre l’espansione creditizia è stata indirizzata soprattutto a favore delle imprese statali (State Owned Enterprises), caratterizzate da una leva finanziaria elevata e quindi più vulnerabili a un rialzo sostenuto dei tassi di interesse. 

Solo dalla metà del 2016 le autorità cinesi hanno avviato una correzione degli squilibri, seppure molto limitata, che ha consentito di ridurre l’indebitamento delle imprese di circa 3.5 punti percentuali attraverso provvedimenti mirati quali limiti allo shadow banking, operazioni di swap tra debito e azioni e una semplificazione delle procedure di fallimento. Il problema dell’eccesso di debito non è, peraltro, prerogativa della Cina ma accomuna altri paesi emergenti, in particolare Cile, Corea e Turchia (oltre ai casi particolari di Hong Kong e Singapore).

 
Fig 1 Debito delle società non finanziarie (in % Pil)
 
Il fardello del debito corporate pesa sulla ripresa mondiale
Elaborazioni Prometeia su dati BIS
 
 

Dinamiche differenti tra Usa e Ue

Nel gruppo delle economie mature si possono riscontrare dinamiche divergenti tra Stati Uniti e l’Uem. Nel primo caso il processo di deleveraging avviato dalle imprese all’indomani della crisi finanziaria si è interrotto per lasciare spazio – anche sulla spinta dei programmi di allentamento quantitativo (QE) – a una ripresa dell’indebitamento, fino a superare il picco del 2008 (73.3% del Pil a metà 2017).

La sostenibilità dei bilanci delle imprese Usa dovrebbe, tuttavia, essere favorita dalle prospettive di crescita degli utili e dei flussi di cassa – anche in relazione agli effetti della riforma fiscale - che consentirà di fronteggiare l’aumento degli oneri finanziari. Nell’Eurozona, dopo aver raggiunto un picco nel primo trimestre 2015, il debito societario ha intrapreso un graduale aggiustamento, pur con notevoli differenze tra paesi. Si segnalano come più indebitate, in percentuale del Pil, le imprese di Irlanda (215.3%), Belgio (163.4%), Francia (133.7%) e Paesi Bassi (121.1%), mentre si mantiene su livelli decisamente più contenuti (53.8%) il debito delle imprese tedesche. 

Per un focus sull’Italia vai a Il debito corporate pesa anche sulla ripresa italiana.

 
Leggi tutti gli insight