Dazi USA: il lato oscuro per l’economia americana

28 aprile 2017

michele.burattoni@prometeia.com, lorena.vincenzi@prometeia.com

Il presidente Trump ha ripetuto che gli accordi commerciali penalizzano gli USA e ha ventilato la possibilità di imporre dazi sui beni importati, in particolare da alcuni paesi (Messico e Cina, per esempio) e su alcuni prodotti (auto tra gli altri), nei confronti dei quali la bilancia americana è particolarmente in deficit. Non ci sarebbero tuttavia solo vantaggi: effetti negativi diretti e indiretti colpirebbero ampie porzioni del tessuto industriale americano, settore automobilistico incluso

I sostenitori dell’introduzione di dazi sui beni importati vedono in essa la duplice possibilità di favorire la produzione nazionale e di coprire il minor gettito che scaturirebbe dalla prevista riduzione dell’onere fiscale per famiglie e imprese. 

È evidente, tuttavia, che tale provvedimento creerebbe forti distorsioni nell’industria USA. I dazi sui beni intermedi importati aumenterebbero direttamente i costi di produzione delle imprese sulla base dell’incidenza delle importazioni nel processo produttivo di ognuna: quindi in modo disomogeneo tra diversi settori e tra le imprese dello stesso settore. Non è trascurabile, poi, l’effetto negativo indiretto sull’industria USA, dato il contenuto di valore aggiunto che le aziende statunitensi mettono nelle esportazioni degli altri paesi verso gli stessi USA. Emblematico il caso delle automobili prodotte in Messico ed esportate negli USA.

Negli USA, il settore degli autoveicoli e dei mezzi semi-articolati è tra i più esposti alle importazioni di beni manufatti intermedi necessari al processo produttivo, con una quota superiore al 15% rispetto alla produzione complessiva (Fig. 1). Si tratta di beni provenienti per la maggior parte dal Messico (20.3% del totale importato) seguiti dalle importazioni dal Canada e dalla Cina (13.6% e 13.3%, rispettivamente) e con una quota del 10.4% dal Giappone (la Germania rappresenta l’8.4%).

Fig. 1 - Prodotti manufatti intermedi importati per settore (quota percentuale sulla produzione settoriale totale, $ correnti)
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati WIOD
 

Nel 2015 in Messico sono stati prodotti 3.56 milioni di autoveicoli, quasi tutti (3.38 milioni) da marche non messicane che hanno localizzato lì i loro impianti per esportare poi gli autoveicoli essenzialmente negli USA. Nello specifico, circa un terzo degli autoveicoli prodotti in Messico fa capo a case americane, un altro terzo a case giapponesi e il 12% a case tedesche. Un ulteriore 14% è realizzato da FCA, fusione dell’italiana FIAT e dell’americana Chrysler, e che ha ora sede legale in Olanda: in realtà individuare “quale paese” potrebbe in ultimo essere colpito da un dazio è molto complicato. 

Gli autoveicoli prodotti in Messico ed esportati negli USA rappresentano il 10.8% del mercato statunitense. La fetta più grande è riconducibile a marchi statunitensi (Fig. 2), per i quali queste esportazioni rappresentano più del 90% della produzione in Messico, come per FCA (fra il 70% e l’80% per le case giapponesi). Inoltre, la produzione realizzata in Messico rappresenta per i marchi USA una quota della propria produzione globale superiore a quella dei marchi giapponesi o di altri paesi. 

È evidente quindi che un dazio sugli autoveicoli importati dal Messico colpirebbe direttamente soprattutto imprese americane.

Ma non è tutto. Il settore che produce autoveicoli in territorio messicano non ne realizza qui il 100% del valore aggiunto: una parte di questo è incorporato nelle importazioni di parti e componenti che provengono dai partner commerciali, Stati Uniti compresi. In particolare il valore aggiunto messicano nei veicoli esportati dal Messico è intorno al 51%, con il restante 49% prodotto da altri paesi: fra questi di particolare interesse il 17.8% prodotto proprio dagli Stati Uniti (10.6% per l’industria e 7.1% per i servizi) (Fig. 3).

In sintesi, dunque, se è vero che il Messico sarebbe fortemente colpito dall’introduzione di un dazio sugli autoveicoli esportati negli USA (il settore automotive, comprendendo tutta la filiera, rappresenta il 3.4% del PIL), è altrettanto vero che lo sarebbero anche gli Stati Uniti e in proporzione superiore a quella degli altri maggiori paesi presenti nel settore. Si ridurrebbe la profittabilità delle grandi imprese automobilistiche americane, la cui produzione in Messico è quasi totalmente destinata al mercato statunitense e attraverso la catena del valore aggiunto ne soffrirebbe anche il resto dell’industria americana localizzata in patria.


Fig. 2 - Esportazioninegli USA di automobili prodotte in Messico per paese di origine del marchio (quotapercentuale sul totale delle esportazioni messicane complessive di auto)
*FCA che include FIAT e Chrysler. Fonte: Asociacion Mexicana del la Industria Automotriz
Fig. 3  - Valore aggiunto per paese di origine nelle automobili esportate dal Messiconegli USA (quote % valore aggiunto complessivo)
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati OCSE