Il “Cura Italia” e le banche: una prima analisi

23 marzo 2020

Giulia Bassani, Massimiliano Coluccia, Sofia Maria Lauriola, Elisa Quinto

Cruciale evitare che la crisi da reale diventi anche finanziaria. Le recenti, ampie, misure di politica monetaria avranno un effetto diretto di protezione del settore bancario

 

L’andamento dei mercati a partire da metà febbraio dà il polso dell’entità straordinaria della crisi innescata dalla pandemia COVID-19: la caduta in atto è finora più marcata e repentina rispetto alla media delle altre fasi di calo azionario, nonostante gli interventi sinora messi in campo. 

In questo contesto è cruciale evitare che la crisi da reale diventi anche finanziaria. Le recenti, ampie, misure di politica monetaria avranno un effetto diretto di protezione del settore bancario. La politica fiscale può avere invece un effetto indiretto, attraverso il sostegno delle condizioni finanziarie di imprese e famiglie debitrici. Le misure del decreto legge “Cura Italia” varato il 17 marzo vanno in questa direzione. Queste più in dettaglio quelle che interessano il sistema bancario. 

Le misure si trovano nel Titolo III del provvedimento e sono declinate in 7 articoli. Gli ambiti principali di intervento sono tre: sostegno al credito alle imprese, supporto ai mutui prima casa e sostegno al processo di riduzione dei crediti deteriorati delle banche. Sono interventi temporanei – al più scadranno a fine 2020 – a riprova del carattere emergenziale per cui sono messi in campo.

 
 

Il credito alle imprese è sostenuto da due tipologie di interventi: la moratoria straordinaria e il potenziamento degli strumenti di garanzia

La moratoria straordinaria (art. 56), destinata a microimprese e PMI, consente, su richiesta del debitore, di mantenere le attuali linee di credito per garantire la liquidità durante la fase più critica della caduta produttiva connessa all’epidemia. La misura è rivolta a imprese che dispongono di linee di credito da banche o altri intermediari finanziari e che sono attualmente in regola con i pagamenti. Il volume complessivo di prestiti oggetto di tale misura è stimato dal MEF in circa 220 miliardi di euro. La moratoria, la cui concessione è obbligatoria per le banche a seguito di una richiesta delle imprese, non genera nuovi o maggiori oneri in termini di rettifiche per le banche perché per il principio della “neutralità attuariale” non ha impatti sulla valutazione della qualità del credito e sulla sua classificazione in bilancio. Per attenuare gli impatti sulle banche di un possibile peggioramento della qualità del credito al termine della moratoria, è prevista l’attivazione della garanzia pubblica per coprire (parzialmente) le posizioni interessate dalla norma. A questo scopo è stata attivata una sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia con un finanziamento dedicato di oltre 1,7 miliardi di euro. 

Il potenziamento degli strumenti di garanzia è stato attuato per le PMI aumentando la dotazione del Fondo Centrale per 1,5 miliardi, semplificando modalità di attivazione e operatività e azzerando i costi (il Fondo concederà la garanzia a titolo gratuito, art. 49). Le imprese escluse, a media e grande capitalizzazione, possono accedere alle garanzie dello Stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti: a tal fine sono state previste garanzie per 500 milioni di euro (art. 57), con un effetto leva che si stima possa arrivare a 10 miliardi.

Ulteriori misure di sostegno al credito per le imprese riguardano il contenimento dei costi a carico dei Confidi – norma mirata ad evitare che questi costi si riversino sulle PMI che richiedono la garanzia (art. 51) – e misure per il credito all’esportazione del settore crocieristico (art.53).

Per i mutui prima casa, sono stati stanziati 400 milioni per l’estensione del fondo di solidarietà (fondo “Gasparrini”) (art. 54) agli autonomi e ai liberi professionisti che, sotto certe condizioni, potranno beneficiare della sospensione del pagamento delle rate. 

Tutte queste misure mirano a sostenere il credito all’economia e a contenere gli impatti sui bilanci delle banche: grazie al principio della neutralità attuariale e al potenziamento degli strumenti di garanzia pubblica, in linea con quanto auspicato dalla Bce, ci attendiamo che queste misure concorrano ad attenuare la formazione di nuovo credito deteriorato e l’inflazione degli RWA. 

Di fronte a una crisi così intensa e repentina è infatti estremamente importante preservare anche la solidità del sistema bancario. Le banche italiane affrontano questa crisi con bilanci più solidi grazie al lungo percorso di derisking e revisione del business model avvenuto negli ultimi anni.

Affinché questo percorso virtuoso non si interrompa, soprattutto nelle banche più piccole, il decreto prevede anche un sostegno, temporaneo, per la prosecuzione delle dismissioni di Npl (art. 55): per operazioni di cessione fino a 2 miliardi di euro consente di fare emergere le Deferred Tax Asset (DTA), anche se fuori bilancio, fino ad un ammontare massimo pari a 110 milioni di euro per ciascun intermediario. 

Il pacchetto messo in campo dal “Cura Italia” ha così destinato oltre 4 miliardi per assicurare la necessaria liquidità a famiglie e imprese, con un effetto complessivo sul credito che nelle stime del governo potrebbe superare i 300 miliardi. Allo stato attuale, l’intervento sembra quindi ampio e della durata sufficiente per aiutare a fronteggiare l’emergenza e sostenere il settore bancario, contemperando le esigenze di liquidità dei privati. 

Un gioco di sponda con l’allentamento dei requisiti patrimoniali da parte del Single Supervisory Mechanism della Bce, nella speranza di una ripresa non troppo lontana nel tempo. 

 
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