Covid-19, gli impatti su rettifiche e capitale: cosa hanno detto le trimestrali delle banche europee

4 maggio 2020

Marco Franchini, Sofia Maria Lauriola, Elisa Quinto

La revisione delle proiezioni macroeconomiche sta mostrando i primi effetti anche sui risultati delle grandi banche europee, che nel primo trimestre hanno registrato una redditività inferiore alle attese, anche per l'aumento degli accantonamenti per perdite su crediti. La flessibilità data dalle autorità di vigilanza per contenere gli effetti prociclici del’IFRS9 non è quindi stata utilizzata a pieno dai grandi gruppi, che sembrano aver dato più peso alla disciplina del mercato. Si assiste così a un’erosione dei ratio patrimoniali, limitata dalla sospensione dei dividendi

 

La crescente incertezza sulla capacità di famiglie e imprese di ripagare i prestiti è destinata a riflettersi sui bilanci delle banche. Ancor prima che emergano nuovi NPL, infatti, gli attuali principi contabili, che richiedono accantonamenti forward looking, possono portare a un rilevante incremento delle rettifiche sulla base dello scenario economico atteso.

 E’ quanto si è osservato con i risultati del primo trimestre delle banche americane (che hanno registrato rettifiche per circa 25 miliardi di dollari, quattro volte il livello dello stesso trimestre dello scorso anno [1]), a cui sono seguiti quelli delle grandi banche europee [2], che hanno confermato la tendenza. 

Il primo annuncio è arrivato dall’Italia: Unicredit già il 22 aprile ha comunicato al mercato gli impatti conseguenti all’aggiornamento dello scenario macroeconomico “Covid-19”, che si rifletterà sul primo bilancio trimestrale 2020 del gruppo in 900 milioni di euro rettifiche aggiuntive e un costo del rischio stimato in 110 punti base (dei quali 80 per l’aggiornamento dello scenario). La banca ha dato anche una guidance per l’intero 2020 confermando che il costo del rischio rimarrà elevato e sempre oltre i 100 punti base.

A fine aprile anche le banche europee, inclusi due grandi gruppi inglesi, hanno presentato al mercato i risultati del primo trimestre 2020, annunciando gli impatti del nuovo scenario macroeconomico “Covid-19” sui risultati netti che, nella gran parte dei casi, si sono attestati su livelli molto più bassi rispetto alle attese (Fig.1). Un’evidenza particolarmente marcata per i gruppi spagnoli, che hanno chiuso il trimestre con utili inferiori del 70-80% rispetto alle stime degli analisti; hanno invece realizzato un risultato migliore di quello atteso, sorprendendo il mercato, HSBC e Deutsche Bank che, dopo la perdita del 2019, torna a un risultato netto positivo anche grazie ad accantonamenti inferiore a quelli dei peer di riferimento. 

 
Fig.1: Utile netto del 1Q 2020 e stime di consensus (milioni di euro)*
*milioni di sterline per le banche inglesi. Nota: per BBVA l’utile di periodo utilizzato è pari a 292 mln€ che, per confrontabilità con il dato di consensus, è considerato al netto delle svalutazioni sull’avviamento in USA, pari a -2084 milioni, anch’essi riferibili all’aggiornamento dello scenario macroeconomico per gli effetti del Covid-19. Per Deutsche Bank il dato è riferito alla voce “net profit attributable to parent”.
 

Nei conti del primo trimestre hanno pesato i massicci accantonamenti sui crediti - più di 13 miliardi complessivi - per i 7 gruppi, in particolare sui crediti in bonis “ad alto rischio” (cosiddetto “stage 2”), di cui 8 miliardi strettamente collegati alla revisione dello scenario macro. Due terzi del flusso trimestrale delle rettifiche è così dovuto all’effetto “Covid-19”: per Caixa questa quota sale a circa l’80% e per HSBC supera il 90%. Gli effetti in bilancio sono stati però di intensità differente, con Barclays e HSBC che hanno registrato rettifiche pari a 4-5 volte quelle dello stesso trimestre 2019. Anche i livelli di costo del rischio appaiono molto diversi, anche se per tutte le banche il valore del primo trimestre 2020 si attesta su livelli storicamente elevati (Fig.2) [3]. 

 
Fig.2: Cost of Risk 1Q 2020 (punti base) e in rapporto al cost of risk 1Q 2019 (x volte)
 

Le banche europee non sembrano quindi aver “approfittato” a pieno della flessibilità concessa dalle autorità di vigilanza, confermata anche dalla recente comunicazione della Commissione Europea volta a mitigare la prociclicità dell’IFRS9 (28 aprile 2020). Al contrario, le banche hanno adottato una politica molto più prudente di accantonamento che in alcuni casi, come Unicredit, è stata premiata dal mercato.Nella proposta legislativa la Commissione Europea ha poi messo nero su bianco la richiesta del Comitato di Basilea di modificare le disposizioni transitorie sull’impatto dell’IFRS9 sui fondi propri, dando la possibilità di aggiungere le maggiori rettifiche dipendenti dallo scenario contabilizzate a conto economico nel 2020-21, per poi prevedere un graduale ritorno alla loro computazione nel triennio 2022-24 [4].  

CaixaBank ad esempio si è avvalsa di questa possibilità già nel primo trimestre dell’anno, con un beneficio di 13 punti base sul CET1 ratio phased-in.

 
Fig.3: CET1 ratio phased-in 1Q 2020 (%) e variazione rispetto al 4Q 2019 (punti base) 
 

Il deterioramento del contesto macroeconomico legato al Covid-19 ha portato quindi a una generalizzata diminuzione del livello di patrimonializzazione nel corso del primo trimestre 2020, con Santander e HSBC che, oltre a Caixa, sono riuscite a limitare la riduzione del CET1 ratio sotto i dieci punti base (Fig. 3). Ad attenuare l’erosione del ratio anche il recepimento della raccomandazione delle autorità di vigilanza di sospendere il pagamento dei dividendi, che ha consentito alle banche benefici tra i 30 e i 50 punti base. BBVA, l’unica banca ad aver pagato comunque il dividendo proposto (0,16 euro per azione), ha registrato la contrazione più marcata del CET1 ratio (-90 punti base), dovuta alle maggiori rettifiche legate al nuovo scenario Covid-19 (-26 punti base) e alla crescita degli RWA, data dai maggiori finanziamenti e utilizzo delle linee di credito. L’aumento dei volumi di credito che ha caratterizzato marzo, risultato delle politiche dei governi a sostegno dei finanziamenti all’economia reale, spiega in maniera rilevante specialmente la riduzione dei ratio patrimoniali di Deutsche Bank (-40 punti base sui 79 complessivi) e Barclays (-33 punti base sui 77 complessivi).

 
[1] Dati relativi ad un campione formato da 6 grandi gruppi americani: Morgan Stanley, Goldman Sachs, Bank of America, JP Morgan, Wells Fargo e Citibank.
[2] Campione formato dai grandi gruppi dei principali paesi dell’area euro per totale attivo (le spagnole Santander, BBVA e Caixa, la tedesca Deutsche Bank e la francese Societe Generale), e due grandi gruppi inglesi HSBC e Barclays.
[3] Per Societe Generale il costo del rischio del trimestre, circa tre volte quello dello stesso trimestre dell’esercizio precedente, considera anche altri elementi eccezionali.
[4] Infine è opportuno ricordare che dal 2020 si è ridotto anche il beneficio collegato alla FTA dell’IFRS9, con l’ammontare di maggiori rettifiche computabili nel CET1 capital sceso dall’85% del 2019 al 70%.
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