Covid-19, anche la Commissione europea in prima linea per il sostegno al credito

30 aprile 2020

Giulia Bassani, Massimiliano Coluccia

Con la Comunicazione del 28 aprile l’esecutivo Ue propone emendamenti alla normativa primaria finalizzati a rafforzare i coefficienti patrimoniali e, quindi, la capacità del sistema bancario di finanziare l’economia

 

Negli ultimi mesi le autorità di vigilanza, gli organi preposti alla politica monetaria e gli organismi tecnici internazionali hanno messo in campo una serie di misure che, sfruttando la flessibilità della regolamentazione, intendono mitigare gli effetti negativi dell’emergenza Coronavirus sul sistema economico. 

L’ultimo intervento in ordine temporale è quello della Commissione europea che, con la “Comunicazione” del 28 aprile 2020, in primo luogo avalla le raccomandazioni recentemente annunciate dalle autorità regolamentari e dagli organismi internazionali. La Commissione ha inoltre presentato una proposta di modifica della legislazione primaria in materia di requisiti di capitale delle banche. Obiettivo: rafforzare i coefficienti patrimoniali e, quindi, la capacità del sistema bancario di finanziare l’economia (Fig.1).

Gli alleggerimenti normativi proposti nel pacchetto consentono di liberare circa 30 miliardi di euro di capitale, sostenendo potenzialmente l’erogazione a livello europeo di 450 miliardi di nuovi crediti. Ciò permetterà una migliore trasmissione della politica monetaria e una maggiore efficacia degli aiuti messi in campo dai singoli governi per il rilancio dell’economia reale.

 
Fig. 1 La proposta legislativa e la comunicazione interpretativa della Commissione europea del 28 aprile 2020 – una visione d’insieme
 

La comunicazione interpretativa

La Commissione europea ha sottolineato l’importanza di evitare un’eccessiva prociclicità delle stime delle perdite attese sui crediti (expected credit loss approach previsto dal framework IFRS9). La temporanea inabilità di imprese e famiglie a ripagare i prestiti non deve implicare un aumento automatico degli accantonamenti. Alle banche è richiesto infatti di valutare un eventuale significativo aumento del rischio di credito (SICR) sulla base della vita residua delle attività finanziarie, basandosi su scenari di lungo periodo con outlook macroeconomici stabili. I temporanei aumenti delle Probability of Default (PD) causati dalla crisi Covid-19 non dovrebbero così presupporre un incremento delle PD a lungo termine (lifetime).

La comunicazione chiarisce anche che i crediti soggetti a moratoria non portano a un significativo incremento del rischio di credito, così come le garanzie sui crediti non hanno un impatto sul rischio di default del debitore, mentre riducono l’ammontare delle perdite nel caso di debitore inadempiente. 

Per quanto riguarda invece la flessibilità in tema di Npl, la Commissione europea ha sottolineato che il ricorso a garanzie non determina automaticamente il passaggio a default: nel valutare la capacità dei clienti di rispettare le scadenze, le banche dovrebbero tenere conto delle prospettive di lungo termine. A loro volta, le moratorie sui pagamenti non implicano automaticamente la riclassificazione di un’esposizione come forborne, performing o non-performing forborne. Ciononostante, alle banche è richiesta l’applicazione di un approccio risk-based, in grado di valutare opportunamente il rischio di credito di un debitore che richieda una moratoria.

 

La proposta legislativa

La proposta legislativa della Commissione si concretizza in alcuni emendamenti al regolamento sui requisiti di capitale che, associati alle misure di flessibilità introdotte dalle autorità di vigilanza, contribuiscono a massimizzare la capacità di assorbimento delle perdite delle banche oltre alle potenzialità di erogazione di finanziamenti all’economia.
 In linea con le decisioni del Comitato di Basilea, la Commissione propone il differimento di un anno dell’entrata in vigore del buffer di leverage ratio per le banche sistemiche (dal gennaio 2022 al gennaio 2023) e la modifica delle disposizioni transitorie sull’impatto dell’IFRS9 sui fondi propri. In particolare, sarà consentito sommare integralmente nel CET1 capital le maggiori rettifiche contabilizzate nel 2020 e nel 2021 sui crediti non deteriorati: questo ammontare sarà poi gradualmente ridotto nel triennio 2022-2024. Questa opzione può essere adottata, previa approvazione della Vigilanza, anche dalle banche che avevano scelto di non applicare le disposizioni transitorie dell’IFRS9. Un ulteriore emendamento riguarda le modalità di esclusione dal coefficiente di leva finanziaria delle esposizioni verso banche centrali. 

Tuttavia, gli interventi che probabilmente avranno un impatto positivo più rilevante sui coefficienti di capitale sono l’azzeramento dei livelli minimi di copertura per i primi sette anni in cui le esposizioni garantite dal settore pubblico diventano deteriorate e l’anticipo della data di applicazione di alcune misure di alleggerimento dei requisiti di capitale (Fig.2). 

Alla luce della struttura del sistema industriale nazionale, poi, è probabile che le banche italiane beneficeranno anche dall’anticipo delle nuove norme pensate per le piccole e medie imprese: l’SME supporting factor. La minore ponderazione per i prestiti garantiti dalla cessione del quinto dello stipendio o della pensione (CQS e CQP), invece, può contribuire nell’immediato a ottimizzare gli attivi ponderati per il rischio e, quando la situazione di mercato lo consentirà, diventare un incentivo allo sviluppo del credito al consumo, comparto su cui puntavano molte strategie dei piani industriali delle banche.

La Commissione propone anche di anticipare la “non deducibilità” dal CET1 capital di alcuni investimenti in software, la cui applicazione è attualmente prevista a partire da giugno 2021.

 
Fig.2 Misure di alleggerimento dei requisiti di capitale: anticipo della data di applicazione
 

La proposta di revisione della CRR2 potrà produrre gli effetti desiderati a condizione però che l’iter legislativo sia il più rapido possibile. Per questo è auspicabile che le tre istituzioni comunitarie (Commissione, Parlamento e Consiglio europeo) procedano con un trilogo accelerato in modo che gli emendamenti possano entrare in vigore entro giugno (obiettivo fissato dalla stessa Commissione). 

Se i tempi previsti saranno rispettati, è anche possibile che le novità regolamentari possano essere incorporate nei risultati bancari del primo semestre di quest’anno. 

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