I costi del protezionismo: alcune valutazioni macroeconomiche

I costi del protezionismo: alcune valutazioni macroeconomiche

16 luglio 2018

Lorena Vincenzi

Esercizi di simulazione suggeriscono che una guerra commerciale USA verso più partner commerciali danneggerebbe Washington in misura maggiore rispetto agli altri paesi coinvolti

 

Il rischio di guerra commerciale sta aumentando di pari passo con gli annunci di nuove tariffe sulle importazioni USA dalla Cina, con le immediate contromisure di Pechino e con la minaccia statunitense di coinvolgere il mercato delle auto prodotte in Europa. Secondo gli operatori finanziari, una guerra commerciale è l’evento che metterebbe maggiormente a repentaglio la crescita economica mondiale.

 
Effetti sul PIL reale di esercizi di simulazione (scostamenti percentuali da uno scenario di base):
+10% delle tariffe USA su 250 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina e risposta della Cina della stessa misura
I costi del protezionismo: alcune valutazioni macroeconomiche
Fonte: Prometeia
 

Esercizi di simulazione effettuati con il modello internazionale di Prometeia evidenziano come l’introduzione di dazi consistenti da parte degli USA e risposte di pari entità dei partner commerciali coinvolti riducano la crescita del PIL e del commercio mondiale.  Nel primo esercizio abbiamo ipotizzato che gli Stati Uniti introducano tariffe del 10% su 250 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina e che Pechino risponda nella stessa misura nei confronti delle importazioni dagli USA. Nel secondo, abbiamo fatto un’ipotesi estrema, cioè che gli Stati Uniti introducano tariffe del 10% su tutte le importazioni da tutti i partner commerciali e che questi ultimi rispondano con lo stesso incremento di dazi sulle loro importazioni dagli USA, non sull’import da altri paesi.

Nel caso di dazi bilaterali Stati Uniti-Cina, Pechino pagherebbe un costo più alto rispetto agli USA in termini di minor crescita dopo due anni, perché i 250 miliardi di dollari ipotizzati pesano di più sul Pil cinese che su quello americano. Per contro nel secondo caso di introduzione di dazi USA su tutte le loro importazioni e relative contromisure da parte dei partner commerciali, la perdita di crescita per gli Stati Uniti sarebbe più alta rispetto a quella degli altri paesi. Questo in quanto il totale delle importazioni ed esportazioni USA sarebbero coinvolte da dazi, mentre per gli altri paesi solo il commercio bilaterale con gli Stati Uniti ne soffrirebbe.

I dazi incidono nel processo di formazione dei prezzi e quindi nelle decisioni di spesa di famiglie e imprese. 

 
Effetti sul PIL reale di esercizi di simulazione (scostamenti percentuali da uno scenario di base):
+10% delle tariffe USA sulle importazioni da tutti i partner commerciali e risposte della stessa misura
I costi del protezionismo: alcune valutazioni macroeconomiche
Fonte: Prometeia
 

In assenza di una immediata sostituzione tra beni importati e produzione domestica oppure di una immediata sostituzione con prodotti importati da altri paesi, l’aumento dei prezzi delle importazioni si trasferirebbe sui prezzi interni, aumenterebbero i costi di produzione per le imprese e si ridurrebbe il potere d’acquisto delle famiglie, determinando un effetto negativo sulla crescita degli investimenti, dei consumi e dell’occupazione.

I più alti costi di produzione per le imprese potrebbero deteriorarne la competitività nei mercati internazionali con possibili effetti negativi sulle esportazioni.

Il pass-through sull’inflazione domestica potrebbe mettere sotto pressione le banche centrali, con il rischio di aumenti dei tassi di policy che imprimerebbero un’ulteriore restrizione alla domanda interna.

A questi effetti, che sono quelli considerati negli esercizi di simulazione, andrebbero sommati quelli derivanti dall’aumento dell’incertezza e dal deterioramento delle attese di crescita che potrebbero ridurre la preferenza per asset rischiosi e aumentare il premio al rischio, nonché peggiorare il clima di fiducia di famiglie e imprese, tutte reazioni che diminuirebbero ancor più la crescita di consumi e investimenti. 

Gli esercizi, pur nella loro semplicità e senza tenere conto degli effetti derivanti dal deterioramento delle aspettative, suggeriscono come l’introduzione di dazi USA e la uguale risposta dei partner commerciali non sia mai vantaggiosa per gli Stati Uniti. Anzi, nel caso di più fronti aperti, gli States sarebbero maggiormente penalizzati in termini di minor crescita. Gli effetti negativi sui partner commerciali USA dipenderebbero dalla dimensione dell’economia, del grado di apertura e della rilevanza del mercato americano, senza contare che un nuovo sistema di tariffe andrebbe a modificare le catene del valore, con costi elevati anche per quei paesi meno legati direttamente agli USA ma più integrati nel processo produttivo mondiale. 

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