Coronavirus, la risposta delle autorità di vigilanza bancaria

25 marzo 2020

Massimiliano Coluccia, Marco Franchini, Elisa Quinto

L'emergenza sanitaria ha spinto le autorità di vigilanza a implementare misure di sostegno al sistema bancario per assicurare continuità alla funzione di finanziamento dell’economia reale

 

La pandemia COVID-19 ha ormai assunto diffusione e gravità tali da spingere anche le autorità di vigilanza a implementare, nelle proprie aree di competenza, misure di sostegno al sistema bancario per assicurare continuità all’essenziale funzione di finanziamento dell’economia reale.

Ecco quali.

 
Le nuove misure introdotte dall’SSM

Lo scorso 12 marzo la BCE è intervenuta, in prima battuta, con un insieme di misure di politica monetaria volte a sostenere le condizioni di liquidità e finanziamento per famiglie, imprese e banche. Dal lato della vigilanza, invece, ha concesso un allentamento temporaneo dei requisiti prudenziali: il primo rilassamento regolamentare su capitale e liquidità dopo la stretta avviata in seguito alla crisi del 2008, per dare un’idea dell’entità dello shock.

Il 20 marzo, con un secondo comunicato, il Single Supervisory Mechanism ha specificato nel dettaglio la portata e le implicazioni di tale flessibilità su capitale e liquidità, ma soprattutto ha introdotto ulteriori misure di mitigazione del rischio di credito, con riflessi indiretti anche sulla capitalizzazione del settore (Fig.1).

 
Fig. 1: Le misure dell’SSM sul capitale e la liquidità e sulla mitigazione del rischio di credito
 

La flessibilità nell’applicazione del quadro prudenziale è ottenuta consentendo di operare temporaneamente al di sotto dei livelli del buffer di conservazione del capitale (CCB, pari al 2.5% dal 2019), degli orientamenti di secondo pilastro (P2G) e del coefficiente di copertura della liquidità (LCR), e anticipando le regole di diversificazione del Pillar 2 Requirement (P2R) contenute nella CRD V (art. 104 bis), che sarebbero state applicate solo a fine 2020. Queste misure temporanee potranno poi essere rafforzate da un allentamento dei buffer di capitale anticiclici (CCyB) da parte delle autorità macroprudenziali nazionali, laddove già in vigore.

L’SSM – come la Bank of England, l’EBA e il Comitato di Basilea – ha specificato che il capitale liberato dall’introduzione di queste misure deve essere utilizzato a sostegno dell’economia, e non per aumentare la distribuzione di dividendi o altre remunerazioni variabili.

Infine la BCE ha rinviato di sei mesi la scadenza delle eventuali misure correttive (c.d. remedial actions) richieste alle banche a seguito delle ispezioni in loco, del processo TRIM (Targeted Review of Internal Models) e delle verifiche sui modelli interni. Il rinvio di sei mesi riguarda anche le verifiche di compliance con le misure qualitative previste dal processo SREP e le decisioni di vigilanza non ancora comunicate.

Mosse che sono andate di concerto con quelle della European Banking Authority, che nel frattempo ha spostato gli stress test delle principali banche, previsti per quest’anno, al 2021 e che oggi- 25 marzo- ha annunciato una revisione delle principali scadenze che richiedevano un coinvolgimento diretto delle banche (consultazioni pubbliche, funding plan, QIS)

 
L’impatto della diversificazione del P2R per le principali banche dell’area euro

L’anticipazione delle modifiche introdotte dalla CRD V consente alle banche di soddisfare una parte del requisito di secondo pilastro attraverso strumenti Additional Tier1 (AT1) e Tier2 (T2), rispettivamente nella misura massima del 18.75% e del 25% del P2R. questi titoli: il relief in termini di CET1 capital dipende sia dal livello del P2R richiesto a esito del processo SREP, che dal profilo di funding, ovvero dall’ammontare di titoli perpetui e subordinati in essere.

Prendendo un campione di 37 banche significative appartenenti ai cinque principali Paesi dell’area euro e utilizzando i dati sulla patrimonializzazione al 31 dicembre 2019 e le soglie SREP in vigore da inizio 2020, la diversificazione del P2R consente di ottenere mediamente un relief di CET1 di 40 punti base

La situazione è eterogenea tra i paesi e risente, soprattutto, dalla disponibilità di titoli in eccesso da poter utilizzare per soddisfare una parte del P2R. Il beneficio effettivo per le banche è infatti inferiore a quello che potrebbero ottenere se disponessero di maggiori quantità di strumenti AT1 e T2 (Fig.2). Per le banche italiane il relief di CET1 capital è pari a circa 4.4 miliardi di euro (46 punti base), rispetto a un potenziale di 7.7 miliardi (79 punti base).

Per sfruttare al massimo il beneficio della diversificazione del P2R, le banche dovrebbero cioè emettere nuovi strumenti perpetui e subordinati. Ma, date le condizioni di mercato, è molto improbabile che ciò avvenga a breve termine.

 
Fig. 2: Il beneficio derivante dalla “diversificazione” del P2R
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati SNL Financial e bilanci 2019
 
Le misure di mitigazione del rischio di credito e gli interventi di Banca d’Italia

La gravità dell’emergenza sanitaria ha dunque spinto l’SSM a presentare in seconda battuta ulteriori misure di mitigazione del rischio di credito. Queste introducono importanti elementi di flessibilità nel trattamento dei crediti non-performing per attenuare gli effetti prociclici dell’IFRS9 e consentire alle banche di trarre il massimo beneficio dalle garanzie e dalle moratorie sui pagamenti concesse dai governi. È previsto anche un waiver per l’applicazione del calendar provisioning nel caso i crediti coperti da garanzia pubblica o oggetto di moratoria si trasformino in Non Performing Exposure (NPE) e sarà concessa flessibilità anche nell’implementazione dei piani di dismissione dei crediti deteriorati.

Lo stesso giorno, è intervenuta anche la Banca d’Italia, annunciando un’estensione delle misure di allentamento della regolamentazione alle banche italiane less significant (LSI) e agli altri intermediari finanziari. Con specifico riferimento alle LSI, ha posticipato al 30 giugno il termine per l’invio dell’aggiornamento dei piani di riduzione dei crediti deteriorati (le cosiddette NPE strategy).Misure imponenti, che sospendono temporaneamente quel quadro regolamentare che negli ultimi dieci anni ha comunque permesso alle banche di arrivare a questa crisi con bilanci più solidi. E potrebbe non essere finita qui. 

Si inizia a parlare infatti anche di una revisione dei tempi di Basilea 4, così come dichiarato di recente dalla Bank of England e, in parte, dalla Bank for International Settlements. Un processo che tuttavia si annuncia laborioso, vista la necessità di coordinamento internazionale tra le principali giurisdizioni per assicurare alle banche un corretto level playing field.

 
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