Coronavirus in Italia, Pil 2020 rivisto a -0,3%

27 febbraio 2020

Stefania Tomasini

Qualsiasi valutazione degli effetti economici dipende comunque in modo decisivo dalla durata del contagio e dalle misure atte a contenerlo

 

La scorsa settimana, con le informazioni disponibili al 17 febbraio, abbiamo pubblicato il nostro Brief con un focus che raccoglieva informazioni quantitative e valutazioni sugli effetti del coronavirus sull’economia globale e sull’Italia. Stimavamo in -0.1% del PIL gli effetti sul nostro Paese come riflesso della caduta della produzione e della domanda interna cinese e degli effetti sugli scambi internazionali, oltre che sul turismo cinese in Italia. 

Mentre con riferimento all’evoluzione delle informazioni riguardanti la Cina non abbiamo ragioni per modificare le stime effettuate, come ben noto nell’ultimo fine settimana il quadro è drasticamente cambiato per il nostro Paese, per l’emergere di focolai di infezione localizzati in alcune zone della Lombardia e del Veneto. Ciò ha portato le autorità a prendere drastiche misure, dalla messa in quarantena dei paesi epicentro dell’infezione (pochi in verità) alla chiusura delle scuole e di molte attività che prevedono l’assembramento di persone (partite di calcio, bar, cinema, ecc.) in vaste aree del Nord.

È del tutto evidente che qualunque valutazione degli effetti economici risulta in questo momento arbitraria, poiché essi dipendono in modo decisivo dalla durata del contagio e dalle misure atte a contenerlo. Di seguito, quindi, più che proporre una previsione abbiamo raccolto i dati oggettivi di cui disponiamo, gli unici su cui valga la pena riflettere, tentando di rispondere ad alcune domande. 

È comunque molto probabile che, pur assumendo che si mettano in atto politiche di sostegno alle imprese in difficoltà e che la situazione tenda a normalizzarsi entro metà marzo, il primo trimestre registri una contrazione del PIL nell’ordine dello 0.3% (primo trimestre 2020 su ultimo trimestre 2019; una revisione al ribasso di 0.4% rispetto al Brief di febbraio), e dunque si possa definire una condizione di recessione tecnica (due trimestri consecutivi di caduta del prodotto interno lordo), la quarta recessione dal 2009. Nell’ipotesi di una ripresa nei trimestri successivi in linea con quanto previsto nel Brief di febbraio, e dunque che la perdita nel primo trimestre non venga recuperata in quelli successivi, si registrerebbe una caduta del PIL di analogo ammontare nella media d’anno.

 

1. Quanto pesano sul PIL nazionale le province/regioni coinvolte dal blocco delle attività?

Il valore aggiunto delle regioni coinvolte in qualche misura (sono quelle nelle quali si è deciso il blocco delle attività didattiche in tutte le scuole) rappresenta nel complesso il 54% del totale Italia, con il seguente dettaglio: Piemonte (7.8%), Lombardia (22.1%), Veneto (9.2%), Emilia-Romagna (9.2%), Trentino Alto Adige (2.6%), Liguria (2.8%). Scendendo a livello provinciale, Lodi pesa lo 0.4% del PIL nazionale mentre Milano il 10.2%. Ciò senza tenere conto degli effetti di interazione tra le diverse aree.

 

2. Non tutte le attività economiche sono toccate in eguale misura, in generale il blocco sta interessando più i servizi che non la manifattura. Quanto pesano sul PIL le attività più direttamente coinvolte?

Concentrandoci sulla Lombardia, di certo la regione più colpita, i servizi totali rappresentano il 16% del PIL nazionale, il 5.7% considerando solo le attività commerciali, turistiche, di trasporto, di alloggio e ristorazione, il comparto dei servizi verosimilmente più interessato dalle limitazioni. 

 

3. Quanto significa una settimana di blocco produttivo in termini di perdita di output sull’anno?

Nell’ipotesi in cui il PIL venga prodotto uniformemente nel tempo, in una settimana lavorativa si produce in media il 2% del PIL annuo. Di conseguenza, ipotizzando che si perda il 20% del valore aggiunto del comparto del commercio, trasporti e ristorazione e turismo della Lombardia per una settimana, la perdita di PIL per l’Italia sarebbe pari allo 0.025% in termini annui, ma la caduta del PIL nel primo trimestre potrebbe arrivare allo 0.1%. Ovviamente ad essa andrebbero a sommarsi gli effetti negativi, dimensionalmente minori, di analoghe perdite di prodotto nelle altre regioni. 

 

4. Quali attività potranno recuperare e quante invece si può pensare siano perse tout court?

Se si dovessero confermare i sia pur modesti segnali di ripresa degli ordinativi osservati in gennaio, l’industria potrebbe velocemente recuperare gli eventuali stop produttivi nel volgere di pochi mesi. Rimbalzo che potrebbe essere amplificato da un riaccumulo di scorte: mentre l’incertezza sulle prospettive del commercio globale che ha caratterizzato tutto il 2019 aveva portato le imprese a ridurre i magazzini, togliendo 0.9pp alla crescita del PIL, quest’anno il processo potrebbe essere di segno opposto. Diverso il caso di molti servizi, dei quali non si può posticipare la fruizione. Si pensi ad esempio alle spese turistiche attivate dal carnevale di Venezia e di Viareggio, o ai cinema chiusi, alle fiere annullate, alle sfilate di moda e alle partite senza pubblico, ecc.

 

5. Quanti effetti pensiamo si potranno protrarre anche una volta finita la fase più acuta?

Anche in questo caso è chiaro che gli effetti saranno tanto più permanenti quanto più prolungata sarà la fase acuta del contagio. Anche nell’ipotesi più probabile/ottimista in cui nel volgere di due settimane abbiano termine le misure limitative alla circolazione e all’assembramento delle persone, si può immaginare che per tutta la primavera il settore del turismo, in particolare estero, ne risentirà, con un rallentamento degli arrivi. Oltre al blocco del turismo cinese per quest’anno, già considerato nelle stime fatte per il Brief, si può prevedere una maggiore cautela anche del turismo (comprensivo dei viaggi di lavoro) di altre nazionalità: ipotizzando un arresto degli ingressi di stranieri per un mese e una crescita nulla rispetto allo scorso anno nei mesi successivi, l’effetto negativo aggiuntivo sul PIL annuo sarebbe dello 0.3%. Tutto senza considerare gli ulteriori effetti negativi anche sul turismo domestico. Nello stesso tempo, volenti o nolenti gli italiani andrebbero meno all’estero, diminuendo così le importazioni e attenuando l’effetto sul PIL.

 

6. Quale la reazione dei mercati finanziari?

La reazione dei mercati finanziari, che era risultata molto cauta sino alla settimana scorsa, ha velocemente cambiato di segno e la Borsa di Milano ha perso in due giorni il 7%. In aggiunta, e nonostante i rischi di recessione abbiano schiacciato i tassi di interesse di mercato, lo spread tra BTP e Bund è risalito verso i 150pb. A seconda della durata di questi aumenti andrebbero valutati sia gli effetti negativi sul valore della ricchezza finanziaria delle famiglie sia l’amplificarsi di effetti sfiducia.  

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