Corea del Sud – Stati Uniti, una partita ancora tutta da giocare

Corea del Sud – Stati Uniti, una partita ancora tutta da giocare

5 luglio 2018

Carmela di Terlizzi

L’elevata internazionalizzazione del Paese asiatico lo rende particolarmente sensibile ai fenomeni protezionistici in atto

 

In periodo di Mondiali il parallelo calcistico viene spontaneo: non contano solo gli scontri diretti ma anche il risultato del girone. Analogamente per la Corea del Sud l’impatto del protezionismo americano sul paese non sarà legato solo agli interventi bilaterali, ma anche all’esito dei tanti fronti commerciali che gli Stati Uniti hanno oggi su numerosi campi; in particolare verso la Cina di cui Seul è il principale fornitore di componenti.

La cronaca recente dei rapporti commerciali tra i due paesi, segna un cambio di passo rispetto un passato in cui il commercio ha giocato un ruolo chiave nelle relazioni tra i due paesi e nello sviluppo del paese asiatico. All’inizio degli anni sessanta, ad esempio, gli Usa hanno concesso l’accesso privilegiato alle industrie sudcoreane al loro mercato, in nome della politica del “Trade not Aid”. Fino ai primi anni 2000 queste esportazioni hanno rappresentato il principale motore della crescita coreana (nel 2001 gli Stati Uniti rappresentavano più di 1/5 dell’export complessivo del paese).

A giugno del 2007 USA e Corea del Sud inoltre firmano KORUS
, un accordo di libero scambio che nel giro di 5 anni porta all’eliminazione dei dazi sul 95% degli scambi bilaterali.

 
Fig.1: Principali mercati di destinazione dell’export sudcoreano (peso %)
Corea del Sud – Stati Uniti, una partita ancora tutta da giocare
Fonte: ITC
 

Il 2018 segna un punto di rottura. A gennaio l’amministrazione americana impone dazi sui produttori di lavatrici coreane. Nei mesi successivi il presidente Trump annuncia il provvedimento relativo all’imposizione dei dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio (la Corea rappresenta il secondo fornitore di acciaio degli Stati Uniti dopo il Canada con una quota superiore al 10%). In prima battuta la Corea non è stata esentata dal provvedimento (come, ad esempio, Canada e Messico). Dopo una serie di incontri, si è arrivati all’accordo che i produttori coreani sono esenti dai dazi della Section 232 fino a 2,68 milioni di tonnellate (circa il 70% della quota media annua di esportazione negli USA tra il 2015 e il 2017). Si tratta certamente di una premessa poco incoraggiante per la revisione dell’accordo Korus attualmente in corso.

 
Fig.2: Principali settori di esportazione della Corea del Sud (peso %)
Corea del Sud – Stati Uniti, una partita ancora tutta da giocare
Fonte: ITC
 

Nel frattempo, su altri campi, si stanno giocando altre partite e quella tra gli Stati Uniti e la Cina sarà una delle più importanti anche per il destino coreano. La Cina oggi rappresenta per la Corea del Sud il primo mercato di destinazione (il secondo sono gli Stati Uniti), assorbendo un quarto delle sue vendite estere. Oltre il 40% dell’export verso il paese del dragone è dato da componenti (elettriche ed elettroniche) ed entrano in una filiera globale tecnologica che sarebbe fortemente penalizzata da una stretta degli USA sulla Cina. Le iniziative annunciate pochi giorni fa su prodotti hi-tech, macchinari, auto e motori (solo per citarne alcuni) non potrà, infatti non impattare prima sui produttori cinesi e poi lungo la loro catena di fornitura, Corea inclusa.

È, inoltre opportuno ricordare come l’export rappresenta per Seul il 43% del PIL (per confronto, per l’Italia il 31%). Modifiche della politica commerciale risulteranno quindi determinanti non solo per l’export ma anche per la crescita complessiva del paese. Tornando alla metafora calcistica, la Corea del Sud non solo dovrà quindi giocare bene il suo scontro diretto, ma dovrà anche prepararsi ad affrontare i risultati degli altri campi.