Commercio internazionale e domanda degli emergenti tornano protagonisti

Vento favorevole per gli scambi internazionali dell’Italia

13 dicembre 2017

claudio.colacurcio@prometeia.com

Le previsioni per il biennio 2018-’19 nel XV rapporto ICE-Prometeia confermano un trend positivo

 

“La speranza e la paura ci fanno vedere come verosimile e prossimo ciò che desideriamo e ciò che temiamo, ma entrambe ingrandiscono il loro oggetto”.

È una frase di Arthur Schopenhauer, attuale quanto antica di due secoli, che il XV rapporto ICE-Prometeia utilizza per aggiornare il quadro del commercio mondiale per l’anno in corso e quelli a venire. Le stime sulla chiusura del 2017 per gli scambi internazionali di manufatti, in crescita del 4,6% sull’anno precedente a prezzi costanti, offrono un messaggio per l’economia mondiale assai più roseo di quanto alcuni fattori di contesto sembravano suggerire solo un anno fa. Il timore di nuovi protezionismi e veri e propri arretramenti di alcuni mercati chiave (soprattutto emergenti) avevano portato molti osservatori a una visione assai prudente sull’evoluzione futura del commercio estero, attribuendo per certi versi una connotazione strutturale al rallentamento vissuto nel 2016.

 
 
Fig.1 Pil e commercio mondiale di manufatti (var. % a prezzi costanti)
Commercio internazionale e domanda degli emergenti tornano protagonisti
Fonte: Rapporto ICE-Prometeia
 
 

Il commercio internazionale cresce oltre la media del Pil mondiale

I numeri sono stati più forti delle paure e già da quest’anno il commercio internazionale torna a crescere oltre la media del Pil mondiale (Figura 1), una soglia sicuramente simbolica ma utile a ribadire il contributo più che proporzionale dell’internazionalizzazione allo sviluppo globale. Spingono a questo risultato (per il biennio 2018-’19 la crescita media annua degli scambi di manufatti si manterrà oltre il 5%) un consolidamento della ripresa nelle economie mature e una forte ripartenza della domanda del mondo emergente. Guardando ai cosiddetti Brics in particolare, si prevede che tre su cinque passeranno da una variazione negativa dei volumi importati a una crescita, cinque su cinque sono visti in miglioramento. 

 
 
Fig.2 Importazioni dei Brics 2016-’19 (var. % a prezzi costanti)
Commercio internazionale e domanda degli emergenti tornano protagonisti
Fonte: Rapporto ICE-Prometeia
 

Guardando ai singoli settori, l’anno in corso è stato caratterizzato da un ritorno favorevole del ciclo degli investimenti. Per la meccanica, primo settore di esportazione dell’Italia, si stima che la domanda mondiale di importazioni chiuderà il 2017 con una crescita del 4,2% ed è prevista in ulteriore accelerazione nel 2018. Nei beni di consumo, dopo un 2017 più contenuto, sia il sistema moda sia l’arredo potranno contare su tassi di crescita delle importazioni mondiali tra il 6,5 e il 7% nel prossimo biennio. 

In generale, il trend (si va verso il traguardo dei 450 miliardi nel 2017) e l’andamento delle quote di mercato italiane nel recente passato raccontano come, davanti a un contesto internazionale più minaccioso e complesso, le imprese nazionali hanno saputo generalmente difendere le posizioni competitive, se non aumentare il posizionamento su alcuni mercati chiave (Stati Uniti in particolare).

La sfida è oggi passare dalla difesa all’attacco, proseguendo un percorso virtuoso anche quando gli scambi si muovono a maggior velocità e su geografie meno congeniali, soprattutto per quello riguarda i nuovi emergenti del continente asiatico (Vietnam, Indonesia, Filippine) e di quello africano (Kenya, Etiopia, Ghana tra i più dinamici).

L’obiettivo è di certo ambizioso e non privo di rischi nell’attuale scenario, ma riprendendo Schopenhauer con cui si è iniziato, è meglio che questo sia sovradimensionato dalla speranza che ridotto dalla paura.