Come cambia la geografia del turismo in Italia ed Europa

Attrattive o vulnerabili? Come cambia la geografia del turismo in Italia ed Europa

20 settembre 2017

livia.simongini@prometeia.com

Vola nelle regioni spagnole e in Croazia, in netto calo le presenze nell’Île de France; tra le italiane bene il Veneto e l’Emilia Romagna, che però dovrebbe aumentare l’attrattività internazionale. Nel Mezzogiorno ancora tanto il potenziale inespresso, ma il trend è positivo

 

Nel 2017 si rafforza la crescita del turismo italiano: le associazioni di categoria segnalano infatti ottimi risultati sia per il primo semestre dell’anno sia, in particolare, per l’estate, prefigurando una scia positiva anche per l’autunno.

Non sono ancora disponibili informazioni omogenee e confrontabili sui territori relative all’anno in corso, ma Eurostat ha diffuso di recente i dati sulla ricettività a livello regionale per il 2016. Limitandosi a un confronto tra le regioni europee con il più elevato numero di pernottamenti, spicca l’attrattività delle regioni spagnole, che nel 2016 hanno avuto la crescita più elevata di flussi turistici. Elevata accessibilità, buona offerta di infrastrutture, efficace strategia di brand “Paese” sono tra i fattori che contribuiscono a questo successo. Tuttavia i problemi non mancano neppure tra le star spagnole: alcune destinazioni, Catalogna e Baleari in particolare, si trovano ad affrontare infatti le difficoltà legate alla congestione dei flussi, tipiche del turismo di massa (degrado ambientale, peggioramento della qualità della vita dei residenti, perdita d’identità culturale, etc.). 

Tra le regioni top performer si aggiunge l’area costiera della Croazia, che ha mostrato un aumento dei pernottamenti inferiore solo a quello della Comunità Valenciana e delle Canarie. 

 
 
Le presenze turistiche dei turisti nel 2016
Fonte: Eurostat
 

Meno brillante, ma comunque di tutto rispetto, è stata la crescita delle presenze in Veneto ed Emilia Romagna: una dinamica simile per le due regioni, anche se il numero di pernottamenti è maggiore e più internazionale in Veneto (dove il 65% dei flussi proviene dall’estero, appena 27% in Emilia Romagna). 

L’attrattività internazionale rappresenta tutt’altro che un fattore secondario: una regione con un turismo di matrice prettamente domestica risentirà maggiormente di un calo della domanda interna. Viceversa un’area che richiama consistenti flussi turistici da diverse parti del mondo sarà meno vulnerabile a shock di domanda interni ed esterni. Il grado di internazionalità del Lazio, grazie al richiamo della Capitale, è elevato, ma l’incremento dei pernottamenti complessivi nel 2016 è stato modesto e la componente estera è diminuita. Si sono ridotte anche le presenze turistiche in Lombardia, possibile effetto di rimbalzo post Expo 2015, che peraltro avrebbe colpito solo i flussi turistici provenienti dalle altre regioni italiane, mentre le presenze internazionali sono aumentate anche nel 2016. Tornando al confronto internazionale, si rileva una marcata flessione per l’Île de France e la regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, sulla quale potrebbero aver influito anche gli attentati terroristici.

 
 
Il grado di internazionalità (presenze estere su totali) dei flussi turistici nel 2016 (%) 
Fonte: Eurostat
 

Ottime performance di Sardegna, Campania e Puglia

Continua a colpire infine l’assenza del Mezzogiorno tra le regioni europee più turistiche, tenuto conto della ricchezza del patrimonio artistico e paesaggistico, oltre che di condizioni climatiche favorevoli alla destagionalizzazione dell’offerta. La dinamica dei flussi turistici, tuttavia, offre spunti positivi: nel 2016 le presenze nelle regioni del Sud sono cresciute più che nelle altre, con ottime performance in Sardegna, Campania e Puglia. E le indicazioni pur parziali sul 2017 confermano al Sud un aumento delle presenze, trainate della stagione estiva.