Btp a 50 anni, boom di richieste: ecco perché

15 luglio 2019

Simone Passeri

L’Italia ha emesso per la prima volta un titolo cinquantennale nell’ottobre 2016, investendo dell’operazione un sindacato di banche

 

Einstein sosteneva che nelle crisi sorgono l’inventiva, le scoperte, le grandi strategie. In alcuni casi, però, la realtà che scaturisce da una crisi può oltrepassare la fantasia e sovvertire regole e schemi sino ad allora ritenuti fuori discussione. Prima della crisi finanziaria del 2007-2008 nessuno avrebbe mai immaginato che un creditore potesse pagare per finanziare il debito di una controparte, tuttavia negli ultimi anni questa situazione sembra divenuta un “new normal”.

Già da qualche anno, infatti, le curve dei rendimenti della maggior parte dei paesi dell’area euro giacciono per larga parte in territorio negativo. Ad oggi, per garantirsi un tasso nominale positivo, in Germania occorre spostarsi su titoli con scadenza almeno pari a 20 anni, in Francia e Austria bisogna spingersi oltre i titoli decennali e anche i Bonos spagnoli e gli OAT portoghesi pagano rendimenti positivi soltanto a partire da durate superiori ai 7 anni. 

Questo contesto di prolungati tassi bassi e negativi è particolarmente propizio per quei Paesi che intendano conseguire un obiettivo di allungamento della vita media del debito, riducendo così il rollover annuo e rendendo la spesa per interessi più prevedibile. Oltre a potersi finanziare a un costo contenuto, tali Paesi possono avvantaggiarsi della domanda di quegli investitori che sono alla ricerca di rendimenti più elevati e che, quindi, guardano con interesse anche a obbligazioni di più lunga durata. Non è un caso, allora, che negli ultimi anni le emissioni di bond “Matusalemme” abbiano riscosso particolare attenzione.

Nel 2016 Francia, Belgio e Spagna hanno lanciato il loro titolo con durata pari a 50 anni, seguiti a stretto giro dall’Italia. Belgio e Austria si sono spinti addirittura oltre, emettendo titoli di Stato a 100 anni (periodo entro il quale, probabilmente, saremo davvero tutti morti).

 
Figura 1 - Composizione della domanda per settore istituzionale, percentuale

Fonte: MEF
 

L’Italia ha emesso per la prima volta un titolo cinquantennale nell’ottobre 2016, investendo dell’operazione un sindacato di banche. L’ammontare concesso in quell’occasione è stato pari a 5 miliardi, a fronte di una domanda più che tripla (oltre 18 miliardi) che, come rappresentato in Figura 1, proveniva in misura preponderante da gestori di fondi (45%) e banche (23%), ma con un contributo importante anche di hedge funds (15%) e di assicurazioni e fondi pensione (13%). Gli investitori residenti fuori i confini nazionali sono risultati rilevanti per l’83% della domanda complessiva, con prevalenza di soggetti aventi sede in Gran Bretagna (32%), in Europa Continentale (35%) e in Nord-America (13%). Il rendimento lordo all’emissione ammontava al 2.85% (Fig.2).

 
Figura 2 - Rendimento lordo all’emissione valori percentuali
Fonte: MEF
 

Nel marzo 2017 e nel gennaio 2018, anche al fine di garantire la liquidità di questo strumento, il Tesoro ha consentito due riaperture del BTP a 50 anni tramite asta ordinaria, emettendo ulteriori 1.5 miliardi equamente distribuiti tra le due tranche con rendimento lordo rispettivamente pari al 3.44% e al 3.19%.

Da allora, tuttavia, a causa della profonda incertezza che ha connotato il quadro della finanza pubblica italiana e della dialettica, a tratti molto vivace, tra il nuovo governo e la Commissione europea, i rendimenti sui titoli nazionali hanno subito un brusco rialzo, vanificando ogni forma di convenienza per il Tesoro nell’insistere sul segmento a più lungo termine della curva dei tassi. Negli ultimi giorni, tuttavia, l’accordo positivo sulle nomine europee, l’evitato avvio di una procedura d’infrazione per debito eccessivo a carico dell’Italia e il rafforzamento dell’intonazione ultra-accomodante della politica monetaria della BCE hanno favorito una notevole riduzione dei tassi sui titoli pubblici italiani, spingendo via XX settembre a diramare un comunicato per annunciare la riapertura via sindacato del BTP a 50 anni.

Il 9 luglio il MEF ha dato subito seguito all’annuncio, collocando 3 nuovi miliardi che vanno ad aggiungersi ai 6.5 già sul mercato. Come nel 2016, anche in questa emissione si è registrata una domanda lusinghiera, pari a oltre 17.5 miliardi, con qualche novità dal punto di vista della composizione. In particolare, la Figura 1 mostra che è molto cresciuta la domanda da parte degli investitori di medio-lungo periodo quali assicurazioni e fondi pensione (32%, contro il 13% del 2016), mentre è diminuito dal 45% al 31% il contributo alla domanda da parte dei gestori di fondi. Molto interessante notare che il 35% della richiesta proviene da investitori tedeschi, che soffrono il persistere di tassi negativi (nel 2016 Germania e Austria sommavano all’11.5%), e che la Gran Bretagna, nonostante il frastagliato percorso della Brexit, si conferma un player importante per la domanda di titoli italiani a lungo termine (22%). Al di fuori del continente europeo si segnala la partecipazione degli investitori statunitensi (8%) e degli investitori asiatici (2%). Il rendimento all’emissione è stato pari all’2.88%, su livelli analoghi all’ottobre 2016. 

Tutti dati che nel complesso appaiono incoraggianti e che certificano, oltre all’esigenza ineludibile per molti investitori di ricercare rendimenti che sostengano il loro margine di interesse, anche il favore dei mercati per rapporti distesi e collaborativi tra l’esecutivo italiano e le istituzioni europee. Rispetto all’inizio di luglio, il rendimento tra il BTP decennale è sceso di circa 40 punti base, a fronte di una sostanziale stabilità per l’omologo spagnolo, beneficiando quindi delle migliorate condizioni di fiducia.

Tuttavia, rispetto alla Spagna continuiamo a pagare un gap importante (120pb) che, assieme ai dati degli ultimi giorni, dovrebbe indurre una riflessione non soltanto sul tempo e le risorse sprecate sino ad ora, ma anche sull’atteggiamento con cui affrontare gli impegni cui l’Italia è chiamata nel futuro più prossimo.

 
 
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