I negoziati per il rinnovo del bilancio europeo 2021/27

I negoziati per il rinnovo del bilancio europeo 2021/27

31 maggio 2018

Maria Valentina Bresciani

Al via le trattative per rinnovare il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) che decide in merito agli importi complessivi dei bilanci annuali dell'Unione europea (UE) e solitamente contempla un orizzonte di sette anni. La Commissione ha fatto le sue proposte [1] e ha auspicato che la partita si chiuda entro il 2019; proposte che, come vedremo, sono interpretabili come una “evoluzione” e non come una vera e propria “rivoluzione”. I tagli ai capitoli più tradizionali potrebbero risultare in una perdita di alcuni trasferimenti anche per l’Italia, ma i potenziamenti dei sostegni a nuove priorità, di natura più collettiva, come i fondi per la sicurezza e la difesa, potrebbero favorirla

 

Il bilancio della UE è soprattutto uno strumento di (molte) sovvenzioni e (pochi) prestiti, ha numeri contenuti e nessuna autonomia finanziaria (intesa come capacità di prendere a prestito e raccogliere tributi propri), però per i paesi UE più poveri è un sostegno aggiuntivo non trascurabile agli investimenti nazionali

Rappresenta circa l’1% del PIL dell’area e il 2% della spesa pubblica dell’area UE e nel 2016 le spese/entrate sono state di 155 miliardi (poiché deve sempre essere in pareggio). Le principali voci di spesa sono quelle tradizionali delle politiche agricole (PAC) e dei fondi di coesione per colmare il divario delle regioni più deboli e meno competitive. I paesi beneficiari netti sono quindi i più poveri: nel 2016 la Polonia ha ricevuto oltre 10 miliardi, Grecia e Romania insieme altri 10 (tra il 2% e il 3% dei rispettivi redditi nazionali, Fig 1). L’Italia, sebbene sia un contribuente netto, beneficia di sostegni importanti in alcune aree tradizionali del bilancio europeo (Fig.2).

A differenza di una classica unione federale, il Bilancio UE non solo è esiguo ma, come già anticipato, non ha una vera e propria autonomia finanziaria (intesa come capacità di prendere a prestito e incassare dalle proprie fonti di reddito). Il bilancio UE è essenzialmente fondato sui contributi degli Stati membri calcolati in base al reddito relativo. Ha un'entrata dai dazi riscossi alle frontiere esterne e una quota proveniente dall’imposta sul valore aggiunto, voci minori rispetto ai contributi degli Stati.  

 
Fig 1. Bilancio UE: saldo 2016 in miliardi di euro e % del reddito nazionale lordo di ciascun paese
 
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Commissione europea e elaborazioni Prometeia: le cifre possono variare in base all’anno
 
 

Dopo il 2020, l’uscita del Regno Unito comporterà un ammanco di circa 10 miliardi di euro l’anno. Anche dopo il noto “ribasso” voluto dall’allora premier Thatcher nel 1985, il Regno Unito è rimasto un contribuente di rilievo, il secondo dopo la Germania e in linea con la Francia (Fig.1). La sua uscita dall'UE quindi inciderà sul prossimo QFP 2021-2027  [1] e implicherà una redistribuzione dei carichi sui singoli Stati. Per il futuro, il gettito di UK dipenderà dalla forma dell’accordo commerciale siglato, ma sarà probabilmente molto più contenuto dell’attuale. 

Per la Commissione sarà l’occasione per modernizzazione i principali comparti di spesa del bilancio (più a favore dei cosiddetti beni pubblici europei e meno ai capitoli tradizionali), sostenere la necessità di nuove entrate e il rispetto delle norme europee. Il QFP 2021-2027 proposto dalla Commissione [2] vede un budget comunitario lievemente più alto e contempla tagli ai capitoli di spesa tradizionali, ossia agricoltura e fondi di coesione (Fig.2 e 3). La Commissione ha proposto di ridurre gli importi per queste spese tra il 5 e il 10% e di vincolare l’erogazione dei fondi regionali al rispetto delle norme europee e a nuovi criteri, come il livello di occupazione e il grado di integrazione dei migranti. Di converso, ha proposto il potenziamento dei capitoli di spesa più “moderni”: competitività per la crescita e l’occupazione, investimenti ambientali e digitali, sicurezza contro il terrorismo e difesa delle frontiere. 

 
Fig 2. Il bilancio UE: settori finanziati dal Quadro pluriennale 2014-2020 (miliardi di euro e in parentesi in percentuale del totale, prezzi correnti)
 
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Elaborazioni Prometeia su dati Commissione europea
 
 

Per l’Italia questi cambiamenti da un lato comporteranno probabilmente un aumento di fondi strutturali per circa 2 miliardi complessivamente nel settennio e una riduzione di importo equivalente dei fondi della PAC; dall’altro lato ci potrebbero essere guadagni collegati ai trasferimenti a suo favore per il potenziamento delle frontiere, del controllo dei flussi migratori e degli investimenti in ricerca. 

Per quanto concerne le entrate, la novità è la proposta di ampliare il sistema di nuove risorse proprie, allargandolo ai contributi derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissioni di CO2 e a quelli proveniente dalla futura base imponibile per l’imposta sulle società armonizzata. 

 
Fig. 3 La proposta della Commissione per l’allocazione del quadro finanziario 2021-2027 (miliardi di euro e in parentesi in percentuale del totale, prezzi correnti)
 
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Elaborazioni Prometeia su dati Commissione europea
 
 

La Commissione ha inoltre proposto un nuovo strumento che abbia funzioni di sostegno alle riforme e anti-crisi, ma gli importi delineati sono limitati e quindi i margini di intervento rimangono ridotti. Non è chiaro ancora lo scenario sul futuro della UE: se l’architettura rimarrà la stessa o si deciderà di approfondire l’Unione monetaria “a diverse velocità”. Le scelte ovviamente condizioneranno anche il Bilancio UE, che potrebbe cambiare drasticamente funzioni e obiettivi. Nella sua proposta la Commissione contempla prestiti per rispondere alla funzione di stabilizzazione –  sostenere gli investimenti in caso di shock asimmetrici e ridurre il carico degli oneri per interessi dai prestiti nell’ambito dell’assistenza finanziaria - e aiuti di sostegno alle riforme raccomandate nell’ambito del semestre europeo. Per questo propone di allocare una dotazione di 55 miliardi di euro; ma è un importo che mantiene il bilancio UE ancora ben lontano sia da quello che prefiguravano alcune proposte agli albori della Comunità europea [3] (un bilancio attorno al 5-7%  del PIL della UE) sia da quello che è funzionante in una vera unione monetaria e fiscale come ad esempio gli Stati Uniti (dove la capacità di spesa del governo federale si aggira attorno al 17-20% del PIL).

[1] Un quadro finanziario pluriennale nuovo e moderno per un'Unione europea in grado di realizzare efficientemente le sue priorità post-2020. COM(2018) 98 final. 
[2] Dal 2019 alla fine del 2020 UK rimarrà contribuente del bilancio come esplicitato nel Progetto di accordo di recesso http://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-uk-after-referendum/.
[3] Questa proposta richiederà una contrattazione con il Consiglio europeo prima di essere approvata e quindi il risultato finale potrebbe essere diverso.
[4] Eulalia Rubio, "Federalising the Eurozone: Towards a True European Budget?" IAI WP 15 | 50, December 2015.

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