Biden già al lavoro: cosa aspettarsi dalla sua politica economica?

19 gennaio 2021

Lorenza Vincenzi

Il nuovo presidente ha annunciato una sua proposta di aiuti per 1900 miliardi di dollari (quasi 9 punti percentuali di Pil), in gran parte mirata al sostegno del reddito personale

 

A poco più di quindici giorni dalla firma di Trump di un piano da 900 miliardi di dollari destinati alle fasce più fragili della popolazione e alle piccole e medie imprese [1], Biden annuncia una sua proposta di aiuti per 1900 miliardi di dollari (quasi 9 punti percentuali di Pil, Fig. 1), in gran parte mirata al sostegno del reddito personale.

 
Fig. 1 La proposta di Biden di aiuti all'economia Miliardi di dollari
Fonte: Committee for a Responsible Federal Budget
 

I dettagli non sono ancora noti ma se le informazioni al momento disponibili verranno confermate è chiaro il messaggio politico oltre che economico di questo intervento: la priorità del nuovo presidente è migliorare il benessere delle fasce più deboli della popolazione, disoccupati e famiglie con figli, senza timore di peggiorare ulteriormente le finanze pubbliche. Si aumentano ed estendono i sussidi di disoccupazione (350 miliardi di dollari), si prevedono ulteriori trasferimenti alle famiglie (1.400 dollari a persona per un totale di 465 miliardi) e si riduce l’onere fiscale per i figli a carico (120 miliardi di dollari). 

Dalle dichiarazioni in campagna elettorale è verosimile che gli aiuti alle famiglie si rivolgano alle fasce di reddito inferiori a una certa soglia e non siano a pioggia su tutti i contribuenti, a sottolineare anche in questo modo la volontà di mitigare le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi ampliate da questa crisi. Con questo piano Biden sembra rivolgersi soprattutto a quella parte di popolazione con redditi bassi e scarsa preparazione scolastica che si sentiva protetta dalla politica nazionalistica di Trump contro gli immigrati e le produzioni estere cui veniva attribuita la colpa del progressivo impoverimento sperimentato negli anni più recenti. 

Dallo scoppio della pandemia si tratterebbe del sesto pacchetto di misure a sostegno all’economia, che porterebbe le risorse messe in campo per mitigare i costi della crisi a circa 5000 miliardi di dollari (più del 20% del Pil), al netto delle garanzie per le imprese. Gli Stati Uniti, a differenza dell’Europa, non hanno ancora preso in considerazione in modo esplicito, se non in campagna elettorale [2], l’impiego di risorse per promuovere la ripresa. 

Tuttavia questa proposta di Biden può essere letta anche come il tentativo di imprimere una spinta potente all’economia per mettere in moto una macchina pronta a correre velocemente una volta venuti meno i vincoli imposti dalla pandemia, in altre parole, evitare il più possibile che i danni di questa crisi diventino permanenti. Le misure proposte sono infatti coerenti con due elementi messi in luce nelle indagini sulle scelte di spesa delle famiglie americane durante la pandemia [3]. Il primo risultato, come atteso, è che la propensione al consumo delle fasce più povere di popolazione è rimasta elevata anche durante la pandemia, mentre si è ridotta quella delle famiglie nelle fasce medio-alte di reddito. Ciò suggerisce un effetto espansivo sul Pil legato alle risorse messe in campo per i sussidi di disoccupazione. Il secondo aspetto che emerge da queste indagini evidenzia come il calo della propensione al consumo delle famiglie nelle fasce più alte di reddito sia essenzialmente concentrato nei servizi più esposti alla pandemia, e che una volta rilassate le misure di distanziamento sociale (e ridotto il timore di contagio) la propensione al consumo potrebbe aumentare in modo rapido. Vi è dunque la possibilità che con la riduzione del rischio di contagio, la spesa per consumo torni presto sui livelli pre-crisi con uno shock positivo sulla domanda per l’utilizzo di una parte consistente delle risorse accantonate, innescando un effetto moltiplicativo non trascurabile.   

Questo per dire che se davvero la campagna vaccinale negli Usa procederà ai ritmi auspicati da Biden (100 milioni di vaccinati nei primi 100 giorni della sua amministrazione) non è escluso un forte rimbalzo dei consumi e quindi dell’intera economia a partire dai mesi estivi

Infine, che il primo passo del presidente Biden riguardasse l’economia domestica era tutto sommato scontato, soprattutto dopo gli scontri al Campidoglio che hanno sancito la divisione netta e profonda dell’elettorato. Ciò non toglie che dopo l’insediamento, il presidente possa promuovere effettivamente il ritorno degli Stati Uniti ai tavoli internazionali del commercio, della salute e della sostenibilità climatica, in linea con quanto annunciato in campagna elettorale. La rinnovata partecipazione degli Usa potrebbe accelerare i processi di cooperazione internazionale, rallentati se non interrotti durante l’amministrazione Trump, e ridurre, tra le altre cose, l’incertezza sulla politica commerciale americana. Con questo non si ritiene che i dazi introdotti negli ultimi quattro anni vengano aboliti, ma il ritorno degli Usa a un approccio multilaterale, accantonando il paradigma “America first”, può migliorare le attese di crescita del commercio mondiale, con effetti positivi sugli investimenti delle imprese a vocazione esportatrice in tutti i Paesi.

Per gli Usa non sarà comunque facile recuperare la leardership mondiale, perché negli ultimi quattro anni l’economia globale è cambiata in modo profondo ma ricucire i legami con i tradizionali partner occidentali potrebbe essere un primo passo per recuperare un ruolo più centrale nello scenario mondiale dove la Cina continua la sua avanzata. 




 
[1] The Coronavirus Response and Relief Supplemental Appropriations Act of 2021, approvato al Congresso il 21 dicembre 2020 e firmato dal presidente Trump il 27 dicembre 2020.[2] Prometeia Brief, November 2020, Infocus2, US fiscal policy in our scenario.
[3] Chetty R., Friedman J. N., Hendren N., Stepner M. and the Opportunity Insights Team (2020) “How Did COVID-19 and Stabilization Policies Affect Spending and Employment? A New Real-Time Economic Tracker Based on Private Sector Data”, NBER Working Paper No. 27431. Per una sintesi e un confronto con i dati relativi all’Italia si veda il Box “COVID-19: come stanno cambiando i consumi delle famiglie e quali implicazioni trarre”, Prometeia, Rapporto di Previsione luglio 2020 e Prometeia Discussion note n.15, December 2020
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