Il benessere oltre il PIL: il monitoraggio sperimentale nel DEF 2017

Il benessere oltre il PIL: il monitoraggio sperimentale nel DEF 2017

15 novembre 2017

elena.giarda@prometeia.comelizabeth.casabianca@prometeia.com 

Varie istituzioni sovranazionali si sono impegnate a definire una serie di indicatori che possono essere affiancati al Prodotto interno lordo

 

Nell’ultimo decennio, si è diffusa sempre più l’idea di valutare il “benessere” di un paese non solo in termini di crescita del PIL, ma anche in un’ottica più ampia che coinvolga altre dimensioni [1]. Varie istituzioni sovranazionali, tra cui OCSE e Commissione Europea, si sono impegnate a definire e selezionare una serie di indicatori che possono essere affiancati al PIL per fornire maggiori indicazioni sul benessere complessivo di una società. 

L’Italia è il primo paese in Europa ad aver inserito il monitoraggio e la previsione di alcuni di questi indicatori nel ciclo di programmazione e disegno delle politiche pubbliche. Il percorso è iniziato nel 2010, quando Istat e CNEL hanno lanciato il progetto sul Benessere equo e sostenibile giungendo alla definizione di 130 indicatori, suddivisi in dodici domini, monitorati annualmente nel Rapporto Bes a partire dal 2013 [2]. Aspetto ancora più rilevante, un Comitato appositamente nominato ha individuato dodici indicatori da inserire nel Documento di Economia e Finanza (DEF) [3].  

La Tabella riporta, e classifica secondo gli ambiti di appartenenza, i dodici indicatori selezionati. Appare evidente che gli aspetti catturati vanno oltre a quello economico per includere altre sfere sociali, come la salute, la sicurezza e l’ambiente. L’intento è osservare gli effetti delle politiche nazionali su misure che siano in grado di cogliere il benessere complessivo di una società e la sua sostenibilità, e che dunque vadano “oltre il PIL”. Quattro di questi indicatori sono stati inseriti, in via sperimentale, nel DEF 2017, mentre gli altri otto saranno monitorati a partire dal DEF 2018 [4].  

 
I dodici indicatori monitorati nel DEF, per ambito di appartenenza
 
Fonte: Istat (2016) "Rapporto Bes 2016: il benessere equo e sostenibile in Italia - Appendice statistica" e Atto di governo n. 428/2017
 
 

I quattro indicatori presenti nel DEF 2017 sono:

1) reddito disponibile pro-capite in termini nominali 
2) indice di disuguaglianza del reddito disponibile equivalente
3) tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro e infine
4) emissioni di anidride carbonica e altri gas clima alteranti. Per ciascuno degli indicatori viene riportato l’andamento nell’ultimo triennio nonché le previsioni fornite in base sia allo scenario tendenziale sia a quello programmatico. 

Reattività alle politiche pubbliche adottate, fattibilità e tempestività delle serie storiche da cui derivano rappresentato i principali punti di forza dei dodici indicatori selezionati per essere inseriti nel DEF. Nel momento in cui queste qualità venissero a mancare, il Comitato si riserva la possibilità di variare gli indicatori da monitorare, anche in base alle diverse esigenze che emergono nel tempo. Infatti, alcuni degli indicatori prescelti presentano criticità su cui già sarebbe utile riflettere. Per esempio, monitorare il valore reale del reddito disponibile pro-capite, piuttosto che il suo valore nominale, potrebbe offrire indicazioni più chiare dei cambiamenti nel potere d’acquisto delle famiglie. Inoltre, l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile calcolato come rapporto tra il reddito medio equivalente del 20 per cento più ricco della popolazione e quello del 20 per cento più povero (rapporto interquintilico) rischia di sottostimare i divari tra le code estreme della distribuzione del reddito. 

Per concludere, l’aggiunta degli indicatori di benessere nella programmazione economica e di bilancio rappresenta un’innovazione importante che permette di completare le informazioni offerte dalle variabili macroeconomiche tradizionalmente monitorate nel DEF. Inoltre, nonostante alcune criticità insite negli indicatori prescelti, è da valutare in modo positivo l’intento del governo di iniziare una più seria valutazione dell’impatto delle politiche economiche sul benessere del paese. Tuttavia, rimane da comprendere come gli organismi competenti intendano valutare l’evoluzione degli indicatori prescelti a fronte dei diversi scenari tendenziali e programmatici. Tale sfida è particolarmente rilevante per quegli indicatori che presentano una correlazione più debole rispetto alle politiche economiche, nonché tempi di risposta osservabili su un arco di tempo più lungo rispetto a quello di competenza del DEF. 

 
 
[1] Si vedano l’iniziativa “Beyond GDP” del 2007 della Commissione Europea e il documento del 2009 “Report by the Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress”.
[2] Si veda: http://www.misuredelbenessere.it
[3] Il Comitato è presieduto dal ministro dell’Economia e delle Finanze (o suo delegato) e composto dal Presidente dell’ISTAT e dal Governatore della Banca d’Italia (o rispettivi delegati) e da due esperti della materia di comprovata esperienza scientifica.
[4] Si veda “Relazione finale del Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile”, 20 giugno 2017.