Chiusa l’epoca Draghi, in BCE debutta lo stile Lagarde: “Sarò me stessa e probabilmente diversa”

Chiusa l’epoca Draghi, in BCE debutta lo stile Lagarde: “Sarò me stessa e probabilmente diversa”

18 dicembre 2019

Maria Paola Priola

Al primo test, la nuova governatrice ricalca il percorso di politica monetaria tracciato dall’ex presidente Mario Draghi. Ma alcuni riferimenti rappresentano una novità

 

Nella prima conferenza stampa da nuovo presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde è sembrata esprimersi in netta continuità con Mario Draghi, attingendo all’eredità lasciata lo scorso settembre.

Il debutto era particolarmente atteso dagli addetti ai lavori, nonostante pochi fossero i dubbi sulle decisioni di politica monetaria contenute dal bollettino di Francoforte. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale, cioè il tasso pagato dalle banche per prendere prestiti settimanali dalla BCE, è rimasto a zero. Invariato anche il tasso sui depositi (-0.5%), la remunerazione pagata alle banche per la liquidità presso la banca centrale e negativo ormai da giugno 2014. Immutato infine anche il tasso per le operazioni di rifinanziamento marginale (0.25%), ossia la remunerazione richiesta dalla BCE per prestiti overnight.

Borse e mercati non si aspettavano in effetti variazioni dei tassi. Lo stesso si può dire del programma di Quantitative Easing, ripreso da pochi mesi: il programma di acquisti della banca centrale (Asset Purchase Program, APP) continuerà senza intoppi al ritmo di 20 miliardi di euro al mese, così come il piano di re-investimento degli strumenti in scadenza detenuti sotto la APP. Un programma “open-ended” ed estremamente accomodante: la stessa Christine Lagarde ne ha ribadito l’utilizzo per amplificare l’effetto delle politiche espansive, finché non ci saranno condizioni favorevoli a un rialzo dei tassi di policy.

Fin qui tutto in linea con il predecessore. Alcune dichiarazioni della nuova leader della BCE, tuttavia, hanno rappresentato un elemento di novità

A sorprendere gli operatori, in particolare, è stato l’approccio da capo “politico” oltre che da capo economista. In particolare, la richiesta ai media di non dare importanza alle frasi usate nella sua strategia di comunicazione, pena fraintendimenti o nervosismi sui mercati se presa troppo “in parola”. Uno stile quantomeno innovativo per una banca centrale, la cui comunicazione è sempre stata impostata su un vocabolario volutamente tecnico, al fine di minimizzare l’impatto delle dichiarazioni sui mercati. Un approccio che Christine Lagarde, avvocato di formazione nonché politica di professione, ha in qualche modo evocato anche rivolgendosi ad Olaf Schölz, ministro delle Finanze tedesco, dunque un politico, con il termine “collega”.

Al centro dell’attenzione anche il riferimento alla sovranità della banca centrale. L’ex direttore del FMI ha sì ribadito la necessità che l’indipendenza dell’Eurotower venga rispettata, ma al tempo stesso ha detto di non vedere “nulla di sbagliato” a perseguire una politica monetaria in armonia con banchieri e policymaker: lo schema secondo cui politica fiscale e monetaria debbano andare in direzioni opposte – per scongiurare pressioni inflazionistiche – parrebbe infatti meno vincolante nelle attuali condizioni di bassa inflazione.

In ogni caso, Lagarde ha già preannunciato che a Francoforte ci saranno cambi di strategia. Da un lato, si è già espressa sulla ridefinizione dell’obiettivo di stabilità dei prezzi – di vitale importanza per l’istituto centrale –, dall’altro ha messo in cantiere l’analisi di temi caldi come tecnologia, diseguaglianza sociale e climate change, argomenti di cui finora la BCE non si era occupata in modo così esplicito.

"Do not over-interpret, do not second-guess, do not cross-reference. I am going to be myself and therefore different": il nuovo capo ha iniziato il viaggio con il pilota automatico inserito dal suo predecessore, ma non ha sicuramente tolto gli occhi dalla strada.

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