Banche e sistemi di pagamento: lezioni (di futuro) dalla pandemia

14 maggio 2020

Giulia Bassani, Sara Emiliani, Daniela Viggiano

Questa crisi ha rivelato la necessità per le banche di adottare le tecnologie più recenti anche per i sistemi di pagamento, per i quali la concorrenza è elevata. Serve assecondare il cambio di preferenze della clientela, per portare il cost/income di questo business sotto il 100%

 

La pandemia ci sta proiettando rapidamente verso il futuro. “Negli ultimi tre mesi abbiamo fatto più progressi nella nostra trasformazione digitale che negli ultimi tre anni,” ha dichiarato il Ceo di Unicredit Jean-Pierre Mustier presentando i risultati del primo trimestre 2020 del gruppo. Naturalmente il processo di digitalizzazione nel settore bancario non comincia adesso. Già da tempo, e sempre più spesso, i clienti utilizzavano le piattaforme digitali per le operazioni bancarie e i pagamenti, ma queste preferenze sono state amplificate dalla crisi attuale. Per allargare la base di clienti e affrontare la concorrenza degli operatori di nuova licenza e sulla frontiera tecnologica, le banche “storiche” dovranno accelerare lo sviluppo di soluzioni digitali.

I sistemi di pagamento rientrano tra i business fortemente condizionati dalla trasformazione digitale e dalle nuove abitudini di consumo della clientela, tanto da attrarre l’interesse anche di operatori “digital-only” e non bancari. Inoltre, ormai da diversi anni sono oggetto di attenzione da parte del legislatore comunitario e nazionale.

A livello comunitario gli interventi sono stati indirizzati alla creazione del mercato unico dei pagamenti, con l’armonizzazione del quadro normativo e interventi a supporto della concorrenza, l’efficienza e l’innovazione degli strumenti di pagamento (SEPA, PSD e PSD2, IFR). In Italia l’ultimo intervento è la legge di bilancio 2020 che, con l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale, ha incluso norme tese a favorire i pagamenti elettronici e sostenere la crescita dell’economia digitale. L’Italia è tuttavia ancora in ritardo per numero di transazioni elettroniche per abitante rispetto alla media dell’area euro, nonostante un progressivo maggiore l’utilizzo negli ultimi anni di strumenti di pagamento elettronici  al posto di quelli tradizionali  (Figg. 1a, 1b e 1c).

 
Fig. 1a: Tassi di crescita annuali del numero di transazioni tradizionali [1], valori percentuali
Fonte: dati Banca d’Italia
 
Fig. 1b: Tassi di crescita annuali del numero di transazioni elettroniche [2], valori percentuali
Fonte: dati Banca d’Italia
 
Fig. 1c: Ricavi unitari per tipologia di strumento di pagamento
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati Banca d’Italia
 

Nel 2020 queste tendenze hanno subìto un’accelerazione in ragione delle modalità di acquisto dei consumatori, in gran parte necessariamente online (che richiedono pagamenti con carte o bonifici) e l’utilizzo di strumenti alternativi al contante, anche per i timori di contagio attraverso le banconote [3]. 

Quale impatto potrebbe avere l’ulteriore diffusione dei pagamenti elettronici sulla redditività del sistema bancario? Al momento la redditività netta del business dei pagamenti è negativa, con un cost/income ratio superiore al 100%, per il peso ancora rilevante dei pagamenti in contante, che comporta costi molto elevati, mentre i ricavi sono spinti sostanzialmente solo dalla componente delle carte di pagamento (Fig.2). Tuttavia lo spostamento verso le transazioni digitali indotto dalla pandemia favorirà l’aumento di redditività di questo business. Occorrerà tuttavia attuare le strategie necessarie per valorizzare il settore dei pagamenti come un centro di profitto autonomo, con specifiche politiche di prezzo, anche in considerazione della crescente concorrenza di operatori non bancari e fintech specializzate.

 
Fig. 2: Risultato economico per strumento, miliardi di euro
Fonte: Indagine Banca d’Italia sul costo sociale degli strumenti di pagamento, marzo 2020
 

Cosa ci aspettiamo per i prossimi anni sul fronte dei ricavi dei servizi di pagamento? Dopo il rallentamento atteso per il 2020 a causa della sospensione di alcune attività produttive, industriali e commerciali e dei vincoli alla circolazione delle persone, dal prossimo anno i ricavi legati ai servizi di pagamento dovrebbero migliorare proprio grazie alle carte di pagamento (più redditizie per il sistema bancario) e all’aumento del numero di transazioni per abitante, nonostante le attese di una ulteriore riduzione del ricavo unitario indotta da una maggiore concorrenza. 

Cosa succederebbe se in Italia l’utilizzo di strumenti di pagamenti elettronici e tradizionali convergesse verso i livelli medi europei? Pur non ipotizzando di colmare completamente entro il 2024 il gap nei confronti del resto d’Europa, ma solo di avvicinarci alla media, il sistema bancario italiano potrebbe incrementare i ricavi sugli strumenti di pagamento del 16% rispetto al 2019 [4], raggiungendo così circa il 16% delle commissioni nette (dal 14.5% del 2019). L’ipotesi di una completa convergenza alla media UE comporterebbe invece una crescita dei ricavi di quasi il 50%.

In conclusione, il maggior utilizzo di pagamenti elettronici favorito dall’esperienza maturata durante la pandemia, se accompagnato dalla riduzione dell’uso di strumenti di pagamento tradizionali, potrebbe rendere il business dei pagamenti finalmente profittevole per gli operatori bancari. Le circostanze create da questa crisi potrebbero essere qui per restare. Nella corsa alla digitalizzazione, a beneficiarne sarà soprattutto chi in questi anni ha investito costantemente nella costruzione di competenze ed esperienza nell'uso delle nuove tecnologie.

 
[1] Sono inclusi in questo aggregato i prelievi di contante, gli assegni e i bonifici tradizionali.
[2] Sono inclusi in questo aggregato le transazioni con carte di debito, credito, moneta elettronica, bonifici automatizzati e disposizioni di pagamento.
[3] BIS Bulletin No.3, R. Auer, G. Cornelli and J. Frost, “Covid-19, cash, and the future of payments”, 3 aprile 2020.
[4] I ricavi sugli strumenti di pagamento sono stati stimati su dati Banca d’Italia.
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