NEWS

Rapporto Analisi dei Settori Industriali – maggio 2017

  1. L’industria manifatturiera italiana chiuderà il 2017 in accelerazione sul 2016 (+1,6% a prezzi costanti), per poi consolidare la fase espansiva anche nel medio termine (+1,5% la crescita media annua nel periodo 2018-‘21). 
  2. Dopo i miglioramenti osservati negli scorsi anni (il ROI è passato dal 4,5% al 7,2% tra 2012 e 2015), la redditività risentirà di costi operativi in crescita, mostrando progressi più contenuti. Il prossimo futuro sarà però caratterizzato, soprattutto, da un ulteriore rafforzamento patrimoniale. 
  3. In progressiva accelerazione le esportazioni (+2,4% nel 2017 e +3% nella media 2018-’21), grazie anche al ruolo di primo piano esercitato dall’Italia nelle catene produttive europee. 
  4. L’analisi originale e dettagliata delle Global Value Chain, contenuta nel Rapporto, mette in luce un aumento tra il 2000 ed il 2014 del valore aggiunto apportato dall’Italia all’output manifatturiero della Francia (in primis nella moda) e della Germania (con contributi significativi nella metalmeccanica e nell’Automotive). 
  5. La meccanica tornerà a dare un contributo importante alla crescita del manifatturiero italiano, soprattutto nel biennio 2017-‘18. Sopra la media manifattura anche la crescita di Automobili e motocicli, Farmaceutica, Largo consumo, Elettrotecnica e Metallurgia. 
 

Si consoliderà la fase espansiva

Nel 2017 si rafforzerà la crescita del fatturato dell’industria manifatturiera italiana (+1,6% a prezzi costanti), per poi consolidarsi su ritmi leggermente più modesti (+1,5% in media d’anno, nel periodo 2018-’21), condizionata dalla specializzazione in settori maturi e da un contesto internazionale ancora improntato all’incertezza.

Proseguirà, inoltre, il processo di selezione all’interno del tessuto manifatturiero italiano, anche se in forma meno intensa rispetto a quanto registrato nel recente passato: gli scorsi anni ha, infatti, evidenziato un forte miglioramento nei dati medi di redditività, con il ROI passato dal 4,5% del 2012 al 7,2% del 2015, a segnalare l’uscita dal mercato delle imprese più in difficoltà. Il venir meno di parte di questo effetto, congiuntamente a maggiori tensioni sui costi operativi, spingerà la reddittività a espandersi più lentamente in previsione: il ROI è atteso sfiorare l’8% nel 2021. 

Il tessuto manifatturiero italiano post-selezione appare più simile a quello dei concorrenti europei per reddittività, ma anche per patrimonializzazione, che è attesa rafforzarsi ulteriormente nel periodo di previsione. Il leverage dovrebbe continuare a scendere e collocarsi su livelli poco al di sopra del 50%. Il processo di rafforzamento della struttura patrimoniale sarà fondamentale per sostenere gli intensi piani di investimento previsti nei prossimi anni: variabile chiave dello scenario saranno infatti, soprattutto, gli investimenti, destinati sia all’upgrading dell’apparato produttivo (nella direzione degli incentivi del Piano Industria 4.0) sia a una crescente e più radicata internazionalizzazione.

 

Sfide competitive elevate

Anche nei prossimi anni sarà cruciale la capacità delle imprese italiane di operare con successo sui mercati esteri, a fronte di una domanda interna che risentirà del rallentamento dei consumi. 

Le esportazioni italiane dovrebbero crescere del 2,4% nel 2017, per poi collocarsi su ritmi medi di sviluppo intorno al 3%. 

Tuttavia, per effetto di una composizione geografica e settoriale meno favorevole, le nostre imprese non riusciranno a replicare gli ottimi risultati competitivi del 2016 (anno in cui la Cina risulta, per la prima volta, aver arrestato lo straordinario percorso di conquista dei mercati esteri iniziato negli anni ’90). Lo scorso anno, infatti, si è realizzato un guadagno di quote di mercato in tutti i settori, sia in quelli dove il recupero competitivo era già in atto (come nell’Alimentare e bevande, Largo consumo e Auto e moto) sia in quelli dove la performance 2016 è arrivata a interrompere un trend di progressiva erosione delle quote (come ad esempio i Mobili o il Sistema moda). 

Nonostante le tensioni e le spinte alla frammentazione, gli esportatori italiani continueranno a beneficiare di una posizione di primo piano nelle filiere produttive europee, come messo in luce da uno studio basato sulle tavole input-output internazionali che va a ricostruire le principali Global Value Chain europee. L’analisi contenuta nel Rapporto, tra le prime a considerare congiuntamente più settori (si analizzano moda, metalmeccanica e automotive, in aggiunta alla manifattura nel suo complesso), conferma il noto allungamento delle filiere produttive verso i paesi emergenti ma mette in luce, al tempo stesso, il ruolo ancora dominante e crescente dell’integrazione tra le filiere intra-europee. Accanto alla leadership della Germania, in grado di beneficiare della crescita dell’output manifatturiero dei principali partner Ue in misura più che proporzionale rispetto a quanto essi non beneficino di un’espansione della manifattura tedesca, emerge anche un ruolo attivo dell’Italia. Il nostro paese ha, infatti, aumentato nel tempo il proprio contributo (in termini di apporto di valore aggiunto) alla formazione dell’output manifatturiero in Francia (in primis nel settore della moda) e in Germania (con un apporto significativo nelle filiere della metalmeccanica e dell’automotive, dove le imprese italiane occupano la prima posizione, a pari merito con la Francia).

 

L’evoluzione dei settori nel medio termine

Seppure con ritmi di crescita in graduale normalizzazione rispetto al balzo del triennio 2014-‘16, il settore Automobili e motocicli continuerà a essere quello a maggiore crescita, grazie al proseguimento del processo di svecchiamento del parco sia per le famiglie che per le imprese. Anche la Farmaceutica e il Largo consumo si confermeranno tra i settori più dinamici nel panorama manifatturiero, grazie al mix vincente di domanda strutturalmente in crescita e buona competitività delle produzioni italiane. 

In particolare nel 2017-‘18, il manifatturiero tornerà a beneficiare dell’importante contributo della Meccanica che, negli ultimi anni, ha risentito di condizioni di domanda non favorevoli, sia in Italia che all’estero. Le imprese italiane, tradizionalmente forti nella produzione di macchinari tecnologicamente avanzati, potranno trarre benefici dal Piano Industria 4.0 e, al termine della fase di incentivazione, da una maggiore proiezione sui mercati internazionali. Prospettive simili attendono l’Elettrotecnica, che potrà beneficiare dei progetti di infrastrutturazione e degli investimenti legati alle tematiche ambientali (dalle fonti rinnovabili alle auto elettriche), in particolare in Europa e in Cina, oltre che ritrovare il traino del ciclo delle costruzioni sul mercato interno.

L’auspicata risoluzione delle principali criticità del comparto siderurgico e le buone condizioni della domanda interna, porteranno anche la Metallurgia a crescere a ritmi superiori al manifatturiero. 

Solo di poco al di sotto della media manifatturiera, si collocheranno, invece, i produttori di Altri intermedi e i Prodotti in metallo dove, a fronte delle attese di rallentamento della domanda proveniente dall’automotive, la crescita sarà sostenuta dal recupero atteso nel ciclo dell’edilizia, di cui beneficerà anche il settore dei Prodotti per le costruzioni. 
Tra i beni intermedi, decisamente meno brillanti le prospettive per gli Intermedi chimici, nonostante l’apporto della domanda edilizia. Le imprese italiane riusciranno comunque a ritagliarsi uno spazio in un contesto che vedrà ampliarsi il gap competitivo tra le produzioni Ue e quelle extra-Ue, grazie allo sviluppo di prodotti alternativi e a elevato valore aggiunto (quali i prodotti riconducibili alla chimica verde). 

Anche l’Elettronica italiana è destinata a confrontarsi con sfide competitive importanti: a fronte di una buona domanda, trainata dalla crescente pervasività dei prodotti elettronici in ogni ambito della vita umana, la crescita del fatturato settoriale rimarrà limitata, penalizzata dalle difficoltà delle nostre imprese in un contesto complesso come quello attuale, sempre più dominato dai grandi player. 

Chiudono il ranking i produttori di beni di consumo tradizionali. In particolare, il settore degli Elettrodomestici è atteso stabilizzare i propri livelli produttivi nel medio termine, in uno scenario che vede gli operatori italiani ristrutturarsi e focalizzarsi su nicchie di prodotto di qualità. Anche i Mobili sono attesi crescere a ritmi deboli, indotti da uno scenario competitivo difficile, nonostante le attese di una intonazione migliore della domanda mondiale rivolta agli operatori italiani posizionati sull’alto di gamma. La ripresa prevista della domanda, in particolare quella degli emergenti, consentirà un maggiore dinamismo per il Sistema moda e per l’Alimentare e bevande, a fronte di una crescente internazionalizzazione, diffusa anche alle PMI, grazie alle possibilità offerte dallo sviluppo dell’e-commerce.