Risparmio italiani, quanto vale la transizione verso i servizi di gestione

12 maggio 2017

vincenza.dilorenzo@prometeia.com

Chi offre alle famiglie servizi di gestione e intermediazione del risparmio e di protezione assicurativa ha davanti importanti spazi di sviluppo. Lo scenario sui mercati finanziari è ancora favorevole ai prodotti gestiti e ci sono opportunità di crescita sulle fasce di clientela che, a oggi, come effetto dell’incertezza e dei bassi tassi di interesse, non detengono alcuna forma di investimento. A questo si aggiunge un potenziale importante per i servizi di consulenza sulle diverse sfere dei bisogni, non solo finanziari, delle famiglie

 

Negli ultimi 3 anni le famiglie italiane hanno complessivamente investito in strumenti gestiti quasi 300 miliardi di euro mentre hanno ridotto la quota di portafoglio investita direttamente in titoli di debito, sia pubblici che bancari, data la bassa redditività, le minori esigenze di funding delle banche e i cambiamenti della regolamentazione (Fig. 1). L’indagine Prometeia-Ipsos presentata nella prima edizione di Wealth Insights mostra che questo è il risultato di cambiamenti dei risparmiatori che hanno maggiore necessità di affidarsi a gestori professionali e sono consapevoli dell’importanza di diversificare gli investimenti e gestire i rischi del proprio portafoglio (Fig. 2). 

 
Fig. 1 Investimenti finanziari delle famiglie nei principali strumenti nel 2013-2016
(miliardi di euro cumulati)

(*) Fondi comuni, Gpi, Polizze vita e Fondi pensione
Fonte: elaborazioni e stime Prometeia su dati Banca d’Italia, BCE, Assogestioni, Assoreti, Ania e Covip
Fig. 2 Motivazioni di scelta del gestito
(percentuale di famiglie)


Base: possessori di almeno un prodotto gestito.
Fonte: Indagine Prometeia – Ipsos
 
 

Le condizioni sui mercati finanziari continueranno a favorire nel triennio in corso gli investimenti delle famiglie in prodotti gestiti. La crescita dell’economia globale (+3.2% il PIL nella media del prossimo triennio) non avrà un analogo in Italia (crescita attesa al di sotto dell’1%) e i tassi di interesse europei resteranno bassi in prospettiva storica, pur in risalita per effetto dei minori stimoli monetari. Ciò continuerà a favorire la riduzione degli investimenti diretti delle famiglie in titoli di debito a favore di quelli in strumenti gestiti, che a inizio 2017 sono cresciuti con maggiore slancio rispetto a fine 2016 grazie alla ripresa dei mercati azionari e ad aspettative positive sulla crescita economica. Il ricorso al gestito sarà anche sostenuto da politiche di offerta delle banche che continueranno a privilegiare l’attività di gestione del risparmio, a sostegno della redditività da servizi, e dal rafforzamento dell’operatività delle reti di consulenti finanziari e del canale postale. 

A fine 2019, i prodotti gestiti (fondi comuni, polizze vita e fondi pensione) dovrebbero costituire un terzo del portafoglio finanziario, con i titoli di debito scesi intorno al 5.5%, su livelli poco superiori alla media delle famiglie dell’area euro (3.4% a fine 2016), compatibili comunque con una maggiore preferenza delle famiglie italiane verso l’investimento in titoli pubblici. 

Oltre che in strumenti gestiti, negli ultimi anni (in particolare nel 2016), le famiglie italiane hanno allocato in liquidità una parte importante del proprio risparmio. La funzione prevalentemente precauzionale del risparmio unita ai bassi tassi di interesse e alla bassa propensione al rischio hanno infatti favorito le componenti liquide dei portafogli, determinando su alcune fasce di famiglie un peso dei servizi di gestione del risparmio e degli strumenti di protezione più basso di quello che potrebbe essere. 

In base ai dati dell’indagine Prometeia-Ipsos, in particolare, il 13% del mercato, costituito da 2.5 milioni di famiglie, oggi detiene esclusivamente una qualche forma di deposito - pur avendo disponibilità finanziarie sufficienti a sottoscrivere altre tipologie di investimento - ma non è «chiuso» né alle proposte degli intermediari (il 65% si affiderebbe a un consulente per le proprie scelte finanziarie, rispetto al 69% degli investitori) né agli investimenti tout court (il 15% vorrebbe investire nei prossimi mesi) [ 1].  

In base alle nostre stime su dati Banca d’Italia, la ricchezza finanziaria di questo target di clientela ammonta a circa 360 miliardi di euro. Nell’ipotesi di una composizione della ricchezza in linea con quella degli investitori nella stessa fascia patrimoniale, il potenziale di investimento potrebbe attestarsi a circa 240 miliardi di euro (Fig. 3). Stime da valutare con una certa cautela, ma che segnalano comunque un bacino interessante di “non investitori” da “accompagnare” nel mondo degli investimenti e supportare nelle proprie scelte. 

 
Fig. 3 Gli attuali non investitori (incidenza percentuale su totale campione)


Base: Totale campione
Fonte: Indagine Prometeia – Ipsos e stime Prometeia su dati Banca d’Italia

 

In questo contesto il ruolo dell’intermediario di fiducia del risparmiatore è cruciale, nonostante lo sviluppo tecnologico stia dando agli investitori maggiori possibilità di autonomia. La gestione remota e semplificata delle attività bancarie sta infatti entrando nelle abitudini degli italiani, con un segmento, pur ridotto, di famiglie che mostra apertura verso i servizi di robo-advisory.

Tuttavia pochi risparmiatori, anche tra i più informati, si ritengono in grado di individuare l’investimento più corretto per le loro esigenze e, nella gestione delle operazioni complesse, continuano a preferire la relazione umana: il futuro del rapporto intermediario-risparmiatore non potrà che risiedere nell’integrazione del meglio della tecnologia con la relazione personale (Figg. 4 e 5).

Fig. 4 Capacità di individuare l’investimento più adatto alle proprie esigenze
(composizione percentuale delle risposte)

Fig. 5 Canale preferito per le attività con le banche 
(composizione percentuale delle risposte)

 

Base: Totale campione                 
Fonte: Indagine Prometeia – Ipsos
 

La domanda delle famiglie di servizi di consulenza, peraltro, è molto forte. L’attuale diffusione potrebbe più che raddoppiare raggiungendo quelle che oggi si dichiarano interessate, non riguardando solo la sfera degli investimenti finanziari ma anche i servizi specialistici. In base ai dati dell’indagine Prometeia–Ipsos, ad esempio, l’interesse a un servizio di consulenza che comprenda la gestione del patrimonio immobiliare è citato spontaneamente da più del 30% degli intervistati; lo screening dei bisogni assicurativi dal 20%. 

Si tratta di opportunità interessanti, specie considerando che le famiglie non sono affatto chiuse alla possibilità di remunerare i servizi di wealth management: una famiglia su due sarebbe disposta a pagare per ricevere un servizio in grado di supportare le proprie scelte in tema di risparmio, investimento e protezione.

 
 
 

L’articolo riprende alcuni highlights di Wealth Insights, il rapporto che unisce le indagini demoscopiche Ipsos e l'analisi, le previsioni e la conoscenza dell'industria del risparmio di Prometeia. La prima edizione è stata pubblicata ad aprile 2017. Per maggiori informazioni vai qui.