L’industria farmaceutica in Italia: non solo Big Pharma

L’industria farmaceutica in Italia: non solo Big Pharma

12 luglio 2017

alessandra.benedini@prometeia.com

È l’unico settore manifatturiero italiano caratterizzato da livelli di attività superiori al pre-crisi. La crescita, sostenuta dalla vivace espansione delle vendite all’estero, è diffusa a tutte le classi dimensionali e ha consentito al nostro Paese di posizionarsi stabilmente al secondo posto in Europa, dietro la Germania

 

Con un giro d’affari prossimo ai 30 miliardi di euro, l’industria farmaceutica italiana è l’unico dei settori manifatturieri italiani monitorati all’interno nel rapporto Analisi dei Settori Industriali ad aver chiuso il 2016 con livelli di attività superiori al 2007.

Lo sviluppo della farmaceutica nell’ultimo decennio - pur favorito da una domanda interna che, nonostante i vincoli alla spesa sanitaria imposti dalla necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici, ha mostrato una buona capacità di tenuta rispetto ad altre categorie di consumo negli anni della crisi - ha ricevuto un impulso fondamentale dalla capacità delle imprese di intercettare spazi sempre più rilevanti sui mercati internazionali. Le vendite all’estero sono infatti cresciute a ritmi decisamente vivaci fra il 2007 e il 2016 (+77% in euro correnti, si veda la Fig. 1), arrivando a rappresentare oltre il 70% del giro d’affari complessivo delle imprese del farmaco operanti in Italia.

 
Fig. 1- Evoluzione dell’attività e dell’export (fatturato ed export deflazionati; Indice 2007=100)
Fonte: Analisi dei Settori Industriali maggio 2017
 

Ruolo di primo piano dell’Italia come hub produttivo europeo

Tali risultati, che testimoniano la competitività di un settore dove operano con successo sia imprese nazionali sia filiali di multinazionali, hanno affermato il ruolo di primo piano dell’Italia quale hub produttivo europeo, posizionando la nostra industria stabilmente al secondo posto in termini di valore della produzione, dietro alla Germania e davanti a Francia, Regno Unito e Spagna.

Le analisi condotte da Prometeia sui bilanci delle imprese del farmaco operanti nei principali paesi dell’Europa continentale hanno messo in luce come la crescita sia risultata diffusa e abbia caratterizzato tutte le classi dimensionali [1], con punte di eccellenza anche fra le piccole imprese. Nel quinquennio 2010-2015, il cluster delle piccole imprese del farmaco operanti in Italia è infatti risultato leader della crescita, registrando un aumento del giro d’affari del 30%, superiore anche a quello sperimentato dalle grandi imprese tedesche (Figura 2). Decisamente vivace anche lo sviluppo delle medie imprese italiane (+25.6%) a fronte di una evoluzione più contenuta, ma comunque decisamente positiva per il cluster delle grandi (di poco inferiore al 20%), che si mostrano tuttavia leader in termini di redditività sulle vendite.

Questi risultati riflettono la produttività del nostro tessuto di imprese, garantita dalla qualità delle risorse umane e da un’efficienza produttiva sostenuta da investimenti che non si sono fermati nemmeno negli anni di crisi più acuta. Tali fattori sono alla base del successo del comparto più “manifatturiero” all’interno dell’industria farmaceutica italiana: il Contract Development Manufacturing Organisation (CDMO). 

 
Fig. 2 - Crescita delle imprese del farmaco in Europa per cluster dimensionale (fatturato cumulato 2010-’15)
Fonte: Elaborazioni Prometeia su dati Orbis BvD
 

Il primato garantito da un tessuto di imprese medio-piccole ma specializzatissime

Il CDMO si è sviluppato a partire dagli anni ’90 - quando un decreto legislativo [2], recependo una direttiva europea, ha permesso l’attività di produzione conto terzi – ed è cresciuto fortemente dalla metà dello scorso decennio, anche a seguito delle profonde trasformazioni che hanno caratterizzato l’industria farmaceutica mondiale. In questo segmento, l’Italia è leader in Europa, davanti anche alla Germania, con un fatturato pari a 1.7 miliardi di euro nel 2015, il 23% del giro d’affari complessivo [3].

Il primato italiano è garantito da un tessuto di imprese di dimensioni prevalentemente medio-piccole, altamente specializzate e capaci di affiancare all’eccellenza produttiva un’elevatissima flessibilità. A tutto questo si aggiunge la capacità di offrire servizi a elevato valore aggiunto, fondamentali per rafforzare il posizionamento competitivo e attrarre investimenti per sviluppare sempre più questa nicchia di eccellenza dell’industria italiana.

 
 

[1] L’analisi - presentata all’ultimo Festival dell’Economia di Trento con il titolo La salute disuguale - è stata realizzata sui bilanci delle società di capitale attive nella produzione di farmaci con sede legale in Italia, Germania, Francia e Spagna suddivise in tre classi dimensionali: grandi imprese (con fatturato > 50 milioni di euro), medie imprese (con fatturato compreso fra 10-50 milioni di euro) e piccole imprese (con fatturato 2-10 milioni di euro).
[2] D. Lgs. 29 maggio 1991, n. 178.
[3] Indagine Farmindustria-Prometeia 2017.