Le imprese italiane all’indomani dell’embargo al Qatar: un parallelo con l’Iran

Le imprese italiane dopo l’embargo al Qatar: un parallelo con l’Iran

7 luglio 2017

federico.ferrari@prometeia.com

Nella complessità del quadro politico mediorientale, il confronto storico con Teheran offre una chiave di lettura per valutare le possibili conseguenze del blocco commerciale imposto a Doha per le imprese italiane

 

Risale a pochi giorni fa, il 23 giugno per la precisione, la consegna dell’elenco delle richieste cui il Qatar è chiamato a ottemperare per evitare il prolungamento del blocco commerciale imposto dai principali paesi arabi. Le prime conseguenze hanno iniziato a irradiarsi sia sui mercati finanziari internazionali, dato che svariati istituti di credito occidentali hanno cessato le contrattazioni in Rial, sia su quelli delle materie prime, dopo il recente dirottamento di due carichi di gas naturale liquefatto (GNL) di provenienza qatariana diretti al Regno Unito. L’innalzamento delle tensioni è, con ogni probabilità, da ricondurre allo scenario di attriti che da diversi anni coinvolge i due grandi attori della regione, Arabia Saudita e Iran. Proprio l’esperienza iraniana, può rappresentare un benchmark di riferimento per monitorare le conseguenze, per le imprese italiane, di un possibile inasprimento del blocco commerciale.

 
Esportazioni italiane in Iran, 2008-2016
in mld. di euro. Elaborazione su fonte ITC
 

Qatar e Iran mercati di rilievo per i produttori di beni strumentali

La composizione dell’interscambio commerciale tra Italia e Qatar, sia pure su scala ridotta (1.8 miliardi di euro nel 2016, contro i 2.6 dell’Iran),ricorda infatti da vicino quello con Teheran. In entrambi i casi le materie prime energetiche rappresentano la quasi totalità dei flussi commerciali diretti verso l’Italia. Inoltre, entrambi i paesi sono una destinazione di rilievo per le imprese che producono beni strumentali: in particolare quelle della meccanica (il cui flussi assommano al 30% del totale delle esportazioni italiane verso il Qatar) e dell’elettrotecnica-elettrodomestici (al secondo posto nella classifica dei principali prodotti esportati, con una quota dell’11% sul totale). Infine, se l’Iran rappresenta storicamente uno dei partner privilegiati per le imprese italiane di costruzioni, il Qatar vede i principali player italiani del settore impegnati in molteplici progetti infrastrutturali, dalla costruzione della metropolitana di Doha alla realizzazione di impianti sportivi per il Mondiale di calcio del 2022.

Nei giorni passati l’attenzione pubblica si è soffermata sul futuro degli investimenti del fondo sovrano di Doha, la Qatar Investment Authorityche, com’è noto, detiene partecipazioni in ampie fette del tessuto produttivo e finanziario italiano. Come insegna l’esperienza iraniana, ci sono anche altri importanti aspetti da tenere in considerazione nel soppesare le conseguenze di una possibile estensione del blocco commerciale nei confronti di Doha. Oltre a quelli legati ai costi dell’energia (il Qatar è uno degli artefici del calo dei prezzi del gas osservato in Europa a partire dal 2013, e non è escluso che un’eventuale riduzione dell’offerta sulle piazze UE possa tradursi in una bolletta energetica più cara per le famiglie e le imprese italiane ed europee) non sono poi da sottovalutare le possibili ripercussioni sulle opportunità di crescita delle esportazioni italiane verso il Medio Oriente.

 
Esportazioni italiane in Qatar, 2016
in euro. Elaborazione su fonte ICE-Istat
 

Per le imprese che operano nell'area si impone una riconsiderazione

Nel caso dell’Iran (oggetto di un isolamento internazionale dal 2012 al 2015) le sanzioni portarono infatti a un azzeramento delle esportazioni iraniane di petrolio verso l’Italia, ma non fecero sconti neppure alle imprese italiane che esportavano manufatti verso il paese asiatico: basti pensare che nel 2013 i flussi di macchinari e apparecchiature Made in Italy diretti in Iran erano inferiori di oltre 40% (in dollari) rispetto ai livelli osservati solo due anni prima. Anche se le sanzioni dirette al Qatar non sono paragonabili (per ora) a quelle imposte all’Iran cinque anni fa, per le imprese che operano nell’area si impone in ogni caso un riconsiderazione dei propri piani strategici: il rischio concreto è che le opportunità apertesi dopo lo sblocco delle sanzioni all’Iran [1] possano essere offuscate dal possibile ridimensionamento di quest’altra importante destinazione mediorientale.

 

[1] Per un approfondimento sulle prospettive delle imprese italiane in Iran si veda “Ricomincio da Teh(eran)” pubblicato su Atlante del 31/5/2016.